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Cronaca

I libri sulla mafia ritirati al boss di cosa nostra, i giudici: può leggerli, non sono pericolosi

Giuseppe Graviano è detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Terni: la Corte di appello aveva disposto il ritiro alcuni volumi perché avrebbe potuto utilizzarli “per elaborare strategie e impartire disposizioni”, la sentenza della Cassazione

Giuseppe Gravino può leggere i libri sulla mafia. Lo hanno deciso i giudici della Corte di cassazione, ribaltando quanto stabilito dalla Corte di appello che aveva invece disposto il ritiro di tre particolari volumi inizialmente nella disponibilità del boss di cosa nostra, detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Terni.

Giuseppe Graviano sta scontando l’ergastolo nella casa circondariale di vocabolo Sabbione: è accusato, tra l’altro, di avere azionato il telecomando che fece saltare in aria l’autobomba che nel luglio 1992 fece saltare in aria il giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta.

Le notizie su Giuseppe Graviano e il carcere di Terni

Nella sua disponibilità c’erano tre particolari libri: due volumi della collana sulla mafia de La Gazzetta dello Sport (uno sulla storia di Cosa Nostra e l’altro su Totò Riina) e il libro A colloquio con Gaspare Spatuzza. Il presidente della Corte di assise di appello di Reggio Calabria (in accoglimento della richiesta avanzata dalla direzione della casa circondariale di Terni) aveva disposto il trattenimento dei volumi “in considerazione della possibilità, per Graviano, di acquisire da essi informazioni e notizie sulle vicende trattate che potevano essere utilizzate per elaborare strategie ed impartire disposizioni nell'ambito del contesto mafioso di appartenenza per come riconosciuto in precedenti giudizi”.

Contro il provvedimento, Graviano ha presentato ricorso in Cassazione attraverso il suo legale, avvocato Vincenzo Dascola, osservando che lo stesso provvedimento sarebbe “stato emesso in

violazione delle disposizioni in materia, considerato che i libri in questione erano stati da lui acquistati all’interno dell’istituto di detenzione e quindi con la preventiva predisposizione di tutti i relativi controlli e accertamenti per evitare che per mezzo di essi fossero veicolati messaggi e informazioni dirette al detenuto sottoposto allo speciale regime di cui si tratta (…). Inoltre – ricostruiscono i giudici della suprema corte - nel provvedimento impugnato (così come in quello oggetto di reclamo) mancherebbe qualsiasi concreto riferimento a un effettivo pericolo legato all’utilizzo dei volumi da parte del detenuto”.

Facendo proprie le motivazioni di Graviano, i giudici di Cassazione hanno dunque evidenziato che “i libri sono stati acquistati all’interno dell’istituto ove è ristretto Giuseppe Graviano” e soprattutto che “il provvedimento impugnato non ha spiegato (se non in modo apodittico) le concrete e specifiche ragioni per le quali, dall’utilizzo di essi, deriverebbe un concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, avendo soltanto effettuato un generico riferimento alla possibilità di acquisire informazioni e notizie sulle vicende trattate che potrebbero essere utilizzate per elaborare strategie ed impartire disposizioni nell’ambito del contesto mafioso di appartenenza senza alcuna specifica indicazione al riguardo, considerato anche lo speciale regime al quale è sottoposto il ricorrente”.

Da qui la decisione di restituire i libri contestati a Graviano, annullando l’ordinanza con “rinvio per nuovo esame al tribunale di Reggio Calabria che, in piena autonomia decisionale, tenga conto dei rilievi illustrati”.

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