rotate-mobile
Sabato, 18 Maggio 2024
Cronaca

Sequestro Unicusano, respinto il ricorso dell’ateneo: “Agevolazioni per le università usate per fini commerciali”

Depositate dalla Corte di cassazione le motivazioni con cui i giudici hanno respinto la richiesta di dissequestro di più di 20 milioni di euro | IL DOCUMENTO

A ottobre del 2023 era stato presentato il ricorso contro il sequestro, a inizio marzo di quest’anno c’è stato il deposito delle motivazioni con cui la Corte di cassazione ha respinto la richiesta dell’Università Niccolò Cusano contro il sequestro da 20 milioni di euro disposto dalla procura di Roma a gennaio 2023, al termine dell’inchiesta portata avanti dalla guardia di finanza che vede indagato Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e fondatore dell’ateneo romano. In sintesi la Corte ha confermato le ipotesi degli inquirenti secondo le quali l’università avrebbe approfittato del regime fiscale agevolato per eludere le tasse e portare avanti, invece, attività commerciali non legate alla didattica.

LEGGI: Le motivazioni della Corte di cassazione>> cassazione_unicusano

Le indagini

Le motivazioni, raccolte in 23 pagine, sono state depositate lo scorso 23 marzo. Gli indagati sono tre: Stefano Bandecchi, “ritenuto amministratore di fatto di Unicusano dal 9 giugno 2016 al 30 giugno 2021”, Giovanni Puoti, presidente del consiglio di amministrazione dal 5 giugno 2015 al 12 gennaio 2019, e Stefano Ranucci. Gli inquirenti contestavano all’università tutta una serie di investimenti per finalità non strumentali alla formazione universitaria. Tra questi ci sono, scrivevano i magistrati a gennaio 2023, “un elicottero e 4 autovetture di lusso (delle quali due sono oggetto del provvedimento di sequestro). Per gli stessi motivi, l’ente ha anche acquisito la gestione di una società calcistica (ossia la Ternana calcio, non oggetto della misura cautelare emessa dall'autorità giudiziaria)” e sarebbero state addebitate all’ateneo anche “spese personali dell’imprenditore (Stefano Bandecchi) per circa 1,9 milioni di euro, consistenti perlopiù in biglietti aerei, soggiorni presso strutture alberghiere per motivi estranei all’attività istituzionale ovvero per seguire le trasferte della squadra di calcio controllata".

Contestazioni

La Niccolò Cusano ha contestato, ovviamente, tutte le accuse, chiedendo il dissequestro dei beni. Una delle difese utilizzate dagli avvocati dell’ateneo è che nulla vieterebbe di utilizzare “gli avanzi della gestione dedicata alla cultura e alla ricerca per avviare iniziative di carattere commerciale”, si legge nella sentenza. La difesa ha presentato, in tutto, cinque punti. Da parte sua, la Corte ha considerato il ricorso “ammissibile ma infondato”.

Risorse drenate verso Bandekki Russia

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’ateneo “si sarebbe avvalso illecitamente dell’agevolazione fiscale prevista per gli enti non commerciali conseguendo indebitamente l’esenzione dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche in luogo dell’applicazione dell’aliquota Ires nella misura del 24%”. I giudici ricordano come l’ente fondatore dell’Unicusano sia il “Consorzio delle Scienze Umane srl”, nato originariamente senza scopo di lucro ma divenuto società nel 2011 diventando “Società delle Scienze Umane Srl” e amministrata, fino al 15 aprile 2020, da un cda con a capo Stefano Bandecchi. I giudici notano come dal 2011 al 2016 la società si sia caratterizzata “per la sua quasi totale inoperatività”. Nel 2017 si era poi registrata “un’impennata delle operazioni commerciali poste in essere quasi esclusivamente con Unicusano” e, inoltre, aveva dichiarato “volumi d’affari sempre più consistenti quasi esclusivamente riferibili a fatture emesse nei confronti dell’università che, attraverso la società promotrice, drenava le risorse verso la società estera Bandekki Russia”. Insomma, c’era una sorta di “immedesimazione” tra la Società delle Scienze Umane e l’ateneo, con “la prima che assorbiva gran parte dei lavoratori assunti dal secondo”.

I giudici hanno poi elencato tutti gli investimenti effettuati da Unicusano: esercizi commerciali, bar, attività di mediazione immobiliare, affitto di azienda, locazioni immobiliari, commercio all’ingrosso di profumi e cosmetici e di trasporto aereo non di linea. “Gli investimenti – si legge nella sentenza – provano che nel corso degli anni Unicusano ha assunto, di fatto, il ruolo di ‘holding capogruppo’, drenando le risorse derivanti dall’attività istituzionale nelle società partecipate dell’ateneo e in quelle facenti capo a Stefano Bandecchi”. Inoltre, gli accertamenti della guardia di finanza “comprovano che le immobilizzazioni destinate all’attività non commerciale sono nettamente superiori a quelle destinate all’attività commerciale”. Ed è proprio quest’ultimo il punto dirimente di tutta la vicenda.

Terza missione

Secondo l’ateneo, determinate attività come quella svolta da Radio Massolina, servono per la “terza missione” delle università ovvero divulgare verso l’esterno quello che viene realizzato. Anche secondo i giudici la radio del campus “può essere ricondotta alla cd ‘terza missione universitaria’ laddove” invece “tutte le altre attività costituiscono partecipazioni in società aventi connotazione squisitamente commerciali” tali da comportare “lo snaturamento dell’ente da non commerciale a commerciale”.

Ecco dove vanno i soldi

Grazie alle indagini della guardia di finanza, la Corte scrive che “Unicusano opera come ente commerciale”. Il riferimento, in particolare, è “agli ingentissimi finanziamenti e partecipazioni in società riconducibili a Stefano Bandecchi” oltre alle “notevolissime uscite finanziarie di denaro dai conti correnti dell’ente per le più svariate cause”. Ci sono poi le partecipazioni: Naturalia Sintesi per i cosmetici, aziende di mediazione immobiliare, riscossione dei tributi con la New Sceal Srl, trasporto aereo non di linea con la Cusano Air, servizi di bellezza (Energy Sun), di calcio (la Ternana), immobilizzazioni con la Ugo Immobiliare, imballaggio e confezionamento di generi alimentari con Cuochissimo Srl, e attività agricole (Agricola Mangiaverde Srl)”. Poi ci sono le quote relative a società estere “con sede in Cina (relative al commercio all’ingrosso di alimentari pre confezionati) e in Russia (relative ad attività di costruzione e coltivazione delle serre)”.

Inoltre, gli organi amministrativi della gran parte delle società partecipate da Unicusano sono persone “che hanno assunto cariche amministrative nell’ateneo” sicché, scrivono i giudici, il ruolo assunto dall’università non è quello di mera gestione statico-conservativa delle partecipazione ma di vero e proprio esercizio di impresa”.

Alla fine, insomma, i giudici hanno stabilito che le attività commerciali dell’ateneo siano prevalenti rispetto alla formazione universitaria visto che “non risulta nemmeno che i proventi di tali attività ‘parallele’ siano stati reinvestiti nell’attività di formazione”. Anzi, i giudici del riesame hanno affermato l’esatto contrario.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Sequestro Unicusano, respinto il ricorso dell’ateneo: “Agevolazioni per le università usate per fini commerciali”

TerniToday è in caricamento