Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Troppi ladri, poche guardie e “rischio sicurezza”: il carcere di Terni “mantiene una situazione di sovraffollamento”

La relazione del garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive: a Sabbione ci sono ci sono molti detenuti che provengono da regioni meridionali e devono scontare lunghe pene e arrivano molti detenuti dalla Toscana, causando problemi di gestione

Il carcere di Terni “mantiene una situazione di sovraffollamento con 70 persone in più di quelle che potrebbe ospitare”. Ma non è l’unico “male” della casa circondariale di vocabolo Sabbione.

A tracciare i contorni della situazione penitenziaria in città e nel resto dell’Umbria è la relazione del garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale. Il report è stato illustrato dall’ex garante, Stefano Anastasia – dal 15 giugno sostituito da Giuseppe Caforio – alla terza commissione del consiglio regionale, presieduta da Eleonora Pace, che ha licenziato il documento con il voto contrario di Valerio Mancini (Lega).

Il report evidenzia che “nel 2020 c’è stata una riduzione del sovraffollamento nelle carceri, in seguito alle misure attuate per ridurre la diffusione del Covid: gli ultimi dati del ministero della giustizia riferiscono che al 30 giugno in Umbria c’erano 1.337 detenuti su 1.330 posti detentivi, quindi con solo 7 detenuti in più rispetto alla capienza massima. In particolare però – ha rilevato l’ex garante - la casa circondariale di Terni mantiene una situazione di sovraffollamento, con 70 persone in più di quelle che potrebbero essere ospitate”.

Dall’analisi presentata da Anastasia, emerge però che il sistema penitenziario “oltre al sovraffollamento, soffre di altre criticità: serve una più stretta integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali; è necessario digitalizzare le carceri, anche per garantire la didattica a distanza e l’accesso a molti servizi; va completata la campagna vaccinale negli istituti di pena; rivedere le misure di sorveglianza sanitaria alla luce dell’evoluzione del quadro epidemiologico; mancanza di una residenza per le misure di sicurezza (Rems) e gestione della salute mentale in carcere; andrebbe adottata la cartella clinica informatizzata e sperimentate forme di telemedicina; semplificazione dell’accesso ai servizi anagrafici a Spoleto; bisognerebbe colmare la carenza di personale a Perugia e Terni”.

Altro tema cruciale riguarda anche il fatto che “la gran parte delle persone detenute in Umbria non sono residenti qui, ma provengono da altre regioni e vengono inviate qui per scontare pene detentive mediamente lunghe. Ciò comporta che negli istituti di Spoleto e Terni, dove ci sono sezioni di alta sicurezza, ci sono molti detenuti che provengono da regioni meridionali e devono scontare lunghe pene. A questo si aggiunge il problema dei trasferimenti, anche nelle sezioni di media sicurezza, arrivano molti detenuti dalla Toscana, causando molti problemi di gestione, spesso trasferiti per motivi di ‘ordine e sicurezza’. Ciò comporta un peso ulteriore per il personale penitenziario umbro”.

Problematica che “potrebbe essere amplificata dalla scelta del ministero rispetto alla costruzione di un nuovo padiglione nel carcere di Capanne (Perugia) con un aumento di circa 200 posti, da destinare a detenuti che verranno trasferiti da altri ambiti territoriali. Ritengo che il sistema penitenziario umbro non abbia bisogno di questo incremento di posti – ha detto ai commissari Anastasia - che invece andrebbero implementati laddove esiste questa esigenza, anche per garantire la territorializzazione dei detenuti, per poter essere effettivamente reinseriti al termine della pena”.

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