Spari contro il figlio nel residence di famiglia, ultimo atto del “caso” Tonelli

Accuse, sospetti e ripicche: cinque colpi di pistola al culmine di una lite. La vicenda arriva in Cassazione: ecco cosa ha deciso la Suprema corte

“Arrivando al residence quella mattina, vidi che una dipendente, Fiorenza Passaro, piangeva. Mi disse che mio padre l’aveva rimproverata per non avere rintracciato un distributore di benzina verso Montalto dove aveva perso qualcosa. Uscii, lo trovai in giardino. Ero molto arrabbiato. Gli dissi: ‘Questa è l’ultima volta che succede’ e che avrei mandato via due suoi ospiti, una donna e il figlio, da uno degli appartamenti. Lui mi minacciò puntandomi contro una chiave. Lo schiaffeggiai. Dopo un quarto d’ora, vidi mio padre che si avvicinava agli uffici. Temevo avesse la pistola, perché quindici giorni prima c’era stata un’altra discussione e perché la frase ‘ti sparo’ l'aveva già detta in precedenza. Aveva la mano in tasca e uno strano gonfiore”.

Così Carlo Tonelli ricostruisce in aula davanti ai giudici del Tribunale di Grosseto gli eventi che si susseguirono la mattina del 19 luglio 2008 all’interno del residence “Sole Maremma” a Castiglione della Pescaia quando il padre, Giancarlo, imprenditore ternano oggi ultra ottantenne, gli esplose contro cinque colpi di pistola, ferendolo all’inguine sinistro e alla tibia destra.

Gli spari - partiti da una Smith&Wesson calibro 38 - furono il culmine di un rapporto teso tra pare e figlio, fatto di sospetti, ripicche, incomprensioni. Le prime tensioni cinque anni prima rispetto a quei fatti: “Mio padre - ricostruì Carlo - riteneva che io fossi in combutta con qualcuno contro di lui”.

Per quei fatti, il tribunale di Grosseto ha condannato Giancarlo Tonelli a 5 anni e mezzo di reclusione. La Corte d’appello di Firenze l’8 novembre del 2016 ha concesso uno sconto di pena di 9 mesi, riformulando la condanna a 4 anni e 8 mesi, escludendo la premeditazione.

Contro la sentenza d’appello, Tonelli ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una “violazione di legge in riferimento alla notifica del decreto di citazione a giudizio” che sarebbe stata consegnata ad un indirizzo diverso, determinando una “nullità insanabile”. “Il ricorso - dice però la Suprema corte - è inammissibile atteso che, come risulta dagli atti processuali, la notifica al Tonelli era stata effettuata in data 28/09/2016 al civico (...) di via (...) e che, a seguito di omessa notifica, la stessa era stata effettuata presso il difensore di fiducia” che “nulla aveva eccepito all'udienza celebratasi innanzi alla corte territoriale”.

Nessuna nullità, la sentenza di Firenze chiude probabilmente il “caso” Tonelli. Che è stato condannato dalla Cassazione “al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende” determinata in 2mila euro.

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