David Raggi, la memoria unisce ma la politica si divide

Ancora bagarre a Palazzo Spada sul luogo da intitolare al giovane ternano ucciso in piazza dell’Olmo. E invece della ragione, vince la polemica

David Raggi

Sono passati quattro anni dall’assurda morte di David Raggi. Un ragazzo che viene sgozzato da un’altra persona, da un altro ragazzo, non è soltanto un corto circuito della legalità. Perché dire che il suo assassino, Amine Aassoul detto Aziz, non doveva stare in quel posto in quanto immigrato clandestino e così via, non spiega un bel niente. Così come a nulla serve trovare un barlume di movente dentro al buio in cui alcol e droghe spesso fanno sprofondare la mente.

La giustizia ha fatto il suo corso e l’Italia – come spesso accade – fa venire fuori tutte le sue incongruenze quando si parla di risarcimenti, certezza della pena, riabilitazione della detenzione, reinserimento sociale dei criminali. Ma questa è un’altra storia.

La storia di oggi si scrive dentro altri paragrafi. Perché Terni, la città di David, la città che si è scoperta fragile e ferita dopo quella drammatica notte del marzo di quattro anni fa, oggi ha deciso di voler rendere omaggio alla memoria di questo ragazzo divenuto, suo malgrado, simbolo di qualcosa che nessuno riesce ancora a definire in maniera certa.

In consiglio comunale si dibatte dunque sulla volontà di intitolare una strada, un parco, una via o qualcos’altro a David. Tutti d’accordo? Neanche per sogno. La memoria unisce, la politica divide. Ora, senza voler star qui a ricordare chi dice cosa, basti sapere che questa volontà non ha ancora trovato applicazione pratica. A settanta chilometri dalla città dell’acciaio, a Perugia, sono bastati una manciata di giorni per intitolare il percorso verde del capoluogo regionale alla memoria di Leonardo Cenci, un “gigante” della lotta al cancro. Questo senza neanche farsi sfiorare da dubbi legislativi, tempi o altri intoppi.

Possibile? Sì. Il problema è: perché? Forse sarebbe di caso di interrogarsi prima sulle motivazioni da perseguire. Perché intitolare a David un pezzo della “sua” Terni? Perché vittima dell’immigrazione incontrollata? Perché ucciso dalla mano di un disperato fuorilegge? Se le motivazioni fossero queste, allora il dibattito infinito è una benedizione. Meglio non avere traccia di tutto questo in una città che voglia essere degna del suo nome e della sua storia.

Cosa piaceva a David? Cosa ha lasciato con la sua memoria? Nella storia di questo ragazzo c’è scritto anche il luogo in cui la sua impronta potrà restare per sempre, il luogo in cui ognuno di noi potrà incontrarlo e fermarsi a riflettere sul fatto che quella sera ognuno di noi poteva essere David. E ognuno di noi poteva essere anche Amine.

E allora, va anzitutto ricercato il senso di questo gesto. Il luogo sarà soltanto una diretta conseguenza del fatto che Terni ricorda David non perché quello che è capitato a lui non accada mai più. È semplicemente impossibile. Terni deve potere - e volere - ricordare David per la sua vita, non per la sua morte.  

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