Strage di Bologna, “una giustizia troppo lunga non è giustizia”

Il discorso pronunciato da Torquato Secci, padre di Sergio, il 2 agosto del 1995: “Vile massacro, non tutti i colpevoli sono stati ancora puniti”

Torquato Secci durante una commemorazione della strage

Pubblichiamo in forma integrale il discorso pronunciato da Torquato Secci il 2 agosto del 1995. È il suo ultimo discorso in qualità di presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime e contiene passaggi drammaticamente attuali nonostante dalla strage di Bologna siano trascorsi 39 anni e da quel discorso altri 24.

Oggi ricordiamo il quindicesimo anniversario della strage fascista avvenuta in questa stazione il 2 Agosto 1980.

Nella patria del diritto non sono bastati quindici anni per trovare e punire tutti i colpevoli di questo vile massacro.
Un giudice giustamente dice che: “Una giustizia troppo lunga non è giustizia”. Per dare un ulteriore contributo alla verità abbiamo fatto stampare il documento ufficiale della sentenza del secondo processo di appello che ha condannato gli esecutori della strage e alcuni dei depistatori delle indagini.

Siamo in attesa della sentenza della Cassazione che speriamo definitiva. Speravamo che il cammino dell’accertamento della verità si fosse fatto più spedito, invece, con una decisione a sorpresa, la Corte di Assise di Bologna ci ha messo di fronte al trasferimento, da Bologna a Roma, del processo tendente ad individuare altri responsabili di depistaggi. Intanto passa il tempo per il trasferimento dei documenti, passa il tempo perché nuovi giudici possano studiarli. Insomma una dilatazione dei tempi che di fatto costituisce un depistaggio, questo nel migliore dei casi perché, il depistaggio di oggi, potrebbe diventare l’insabbiamento di domani. Comunque sono tempi che servono solo a chi vuole modificare o nascondere la verità.

Quando la giustizia colpisce i ricchi o i potenti questi reclamano, a loro favore, leggi sempre più permissive e intanto la delinquenza continua a dilagare nel Paese. Si chiede una giustizia più umana, arresti meno facili dimenticando che le leggi italiane al riguardo sono le più garantiste esistenti.

Ribadiamo la responsabilità politica dell’onorevole Francesco Cossiga, presidente del Consiglio il 2 agosto 1980: la violazione dei doveri che incombevano ai sensi della legge n. 801 del 1977. Appare perciò non casuale che l’onorevole Cossiga sia tra i fautori dell’amnistia generalizzata per tutti i terroristi.
L’onorevole Martelli, già ministro della Giustizia, ha dichiarato che le stragi sono “stragi di Stato”.

Ancora oggi si cambiano i ministri dell’Interno, spariscono gli archivi, nessuno è colpevole. Siamo stanchi di questa gestione lassista della tutela della vita dei cittadini.
I tempi sono maturi per un giudizio politico sullo stragismo e per l’allontanamento dalle Istituzioni di chi lo ha favorito, anche solo con la sua colpevole inerzia.
È immorale fare il paragone, come fa Cossiga, fra la guerra di Liberazione e quello che hanno fatto i terroristi.

I familiari delle vittime non possono accettare di vedere gli assassini dei loro congiunti in libertà prima di quanto previsto dalle relative sentenze.
Informazioni recenti ci fanno sapere che il terrorista Addis Mauro, in semilibertà carceraria, è stato sorpreso mentre trasportava un carico notevole di armi e munizioni, certamente ai fini di nuovi attentati terroristici.

Mentre si dice di temere l’aumento della violenza si fa di tutto per favorire chi la pratica. Mentre per gli assassini si propongono atti di clemenza giudiziaria, i familiari delle vittime subiscono altri depistaggi che allontanano la verità.

Qualsiasi proposta di benefici carcerari per i terroristi sarebbe un grave insulto alla memoria delle vittime, un affronto al comportamento civile dei familiari, un aiuto diretto ai terroristi. Nel 1984, visto che l’inchiesta del processo per la strage alla stazione non aveva fatto alcun progresso e, temendo che il segreto di Stato la fermasse addirittura, presentammo al Parlamento, come prevede l’art. 71 della Costituzione, una proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione del segreto di Stato limitatamente ai delitti di strage e terrorismo.

Presentammo questa proposta al presidente del Senato, onorevole Cossiga, il 25 luglio 1984. Da quel momento, per undici anni, la proposta ha dormito nei cassetti del Parlamento malgrado i nostri frequenti solleciti (alcuni documenti relativi ai fatti di Bologna sono ancora “classificati” e dunque secretati, ndr).

L’art. 71 della nostra Costituzione prevede che il popolo possa proporre leggi, ma se il progetto di legge già preparato e consegnato viene lasciato dormire per undici anni nei cassetti del Parlamento significa che non è stato tenuto in nessuna considerazione. Significa disprezzo per la nostra proposta di legge, disprezzo dell’art. 71 della Costituzione, ma soprattutto significa disprezzo per la Costituzione.

Affinché la manifestazione di oggi non appaia un fatto rituale chiediamo che, in sede responsabile, sia assunto oggi stesso un impegno per la sollecita discussione in Parlamento della proposta di legge che abbiamo presentato con la firma di centomila cittadini.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Incidente stradale, muore dopo un violento schianto contro un albero

  • Tecnologia e stile made in Terni sugli aerei di mezzo mondo: accordo tra AeroSeatek e Giant Aviation

  • Terni sbarca su Rai 1: un ampio servizio per raccontare la città dell’acciaio

  • La Via della Seta porta a Terni milioni di euro e posti di lavoro: i dettagli del patto AeroSeatek-Giant Aviation

  • Uno spettacolo luminoso che non si vedeva da tempo, il villaggio di Santa Claus e le polemiche

  • LA VIDEO-INTERVISTA Sara Tommasi e la sua rinascita: "Ero devastata, anche per colpa mia, ma ora so di valere..."

Torna su
TerniToday è in caricamento