Strage di Bologna, a Terni la vita “qualunque” dell'ex terrorista condannato all'ergastolo

In un'intervista a Repubblica dichiara: “Sono stato condannato per qualcosa che non ho commesso”. Per lui oggi c'è il regime di semilibertà

Solo ieri c'è stata la condanna per concorso nella strage di Bologna. Per l'ex terrorista dei Nar Gilberto Cavallini è arrivato il nono ergastolo, e la reazione non si è fatta attendere. In un'intervista a Repubblica uscita oggi, Cavallini fa riferimento a “misteri e discrepanze che durante il dibattimento la Corte non ha voluto affrontare”, e si dice pronto a presentare appello. 
A parlare è lo stesso Cavallini e lo fa proprio dalla Città dell'Acciaio, legata indissolubilmente a quel 2 agosto 1980, quando nella strage perse la vita il ventiquattrenne Sergio Secci. Fu il padre Torquato, poi, a diventare presidente della prima associazione dei famigliari delle vittime.
 Oggi è l'ex terrorista a trovarsi a Terni, dove è detenuto da circa dieci anni. Negli ultimi due è in regime di semilibertà. Come si legge nell'intervista “tutte le mattine può uscire dalla casa circondariale alle 8 per farvi rientro alle 22, dopo aver prestato servizio, come contabile, per una cooperativa di servizi del centro città, oltre ad aver svolto alcune attività di volontariato”.
"E' una questione molto delicata - afferma Cavallini nell'intervista - Terni è un centro piccolo e qui evito di espormi. Lo faccio perché non voglio offendere nessuno. Ma non mi voglio sentire neanche ostracizzato".
Rispetto alla sentenza, Cavallini non ha dubbi: “Sono stato condannato per qualcosa che non ho commesso – ha detto -, per quello che ho fatto ho sempre pagato in prima persona scontando finora 38 anni di carcere. E' invece umiliante vedersi condannato per una situazione così grave per la quale non si ha alcuna responsabilità, né diretta né indiretta [...]. Inchieste di avvocati ed ex giudici indicano semmai una pista alternativa che è quella della fazione filosovietica della resistenza palestinese, che dipendeva direttamente dai servizi segreti sovietici". Sarebbero invece "sciocchezze", sempre a detta di Cavallini, "i possibili collegamenti tra i Nar e apparati dello Stato deviati, collegamenti ipotizzati anche dopo la sentenza dall'Associazione tra i famigliari delle vittime e dai legali di questi ultimi. "Sono fantasie, faccio fatica a pensare che ci credano anche loro, ma ognuno è libero di dire quello che vuole".

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