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Cronaca

Strage di Rigopiano, condannato in appello l'ex prefetto di Pescara

Tra i ventinove morti anche il giovane ternano Alessandro Riccetti. Parzialmente ribaltata la sentenza di primo grado. Uno dei familiari delle vittime: “È una pagliacciata, ricorreremo in Cassazione”

Si scrive un’altra pagina della tragedia dell’hotel Rigopiano, il resort di Farindola alle pendici pescaresi del Gran Sasso travolto da una valanga il 18 gennaio del 2017, in seguito alla quale morirono 29 persone – fra dipendenti e turisti - tra cui il giovane ternano Alessandro Riccetti.

Il processo d’appello si è infatti concluso con un parziale ribaltamento della sentenza di primo grado. Tre in più le condanne stabilite ieri, 14 febbraio: un anno e 8 mesi di reclusione per depistaggio per l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, assolto in primo grado, condannati anche il tecnico comunale Enrico Colangelo (pena di 2 anni e 8 mesi) e il dirigente della prefettura Leonardo Bianco (1 anni e 4 mesi), anche loro precedentemente assolti. Confermata l’assoluzione degli altri 22 imputati, mentre le condanne sono salite a 8. La decisione è arrivata al termine della camera di consiglio durata quasi 5 ore. Il primo grado del processo si era chiuso con 5 condanne e 25 assoluzioni: una decisione duramente contestata dai familiari delle vittime, che non avevano mai smesso di chiedere giustizia.

Il presidente del collegio giudicante, Aldo Manfredi ha impiegato 20 minuti per leggere il dispositivo della sentenza d'Appello.

“Il prefetto, al di là della condanna per noi è colpevole”, ha detto Gianluca Tanda, presidente del comitato vittime Rigopiano alle prime notizie sul dispositivo. “Noi non chiediamo per forza condanne enormi, basta quel poco per far capire - ha concluso Tanda - Purtroppo la Regione, grande assente, continua a mancare, ecco perché parlo di ‘mezze verità’. A noi interessava capire tutta la catena non solo la parte finale della catena”.

“Continuo ad affermare che se ci sono stati anche in appello 22 proscioglimenti, l’impianto accusatorio non era stato così solido. Tuttavia, abbiamo la soddisfazione che la parte della sentenza relativa alla responsabilità per non aver tenuto aperta la strada, è stata confermata”. È il commento all’Adnkronos dell’avvocato di varie parti civili, Romolo Reboa, alla lettura della sentenza di appello al tribunale dell’Aquila.

“Questa non è una sentenza, è una pagliacciata. Oggi è stato confermato quanto fatto a Pescara, non me lo aspettavo, sono deluso. Di certo ricorreremo in Cassazione”, dice sempre all’Adnkronos Alessio Feniello, padre di Stefano, morto a 28 anni nella valanga. “Con tre nuove condanne, misere, ci hanno dato un contentino. Se rubi una gallina in questo paese ti fai 10 anni di carcere, se ammazzi 30 persone resti libero. Che messaggio passa? Che puoi uccidere e passarla liscia?”.

“Una sentenza che ripaga, seppur in parte, la delusione di quella di primo grado. Certo, non ci sono vincitori né vinti, ma si intravede la luce della verità”. Così Alessandro Di Michelangelo, fratello di Dino, morto nella strage di Rigopiano.

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