Strage di Rigopiano, una bomba a cento chilometri all’ora: così è morto Alessandro Riccetti

Uno studio dell’Ingv ha analizzato la valanga che il 18 gennaio del 2017 devastò l’hotel abruzzese, uccidendo il giovane ternano ed altre 28 persone. Il ricercatore: una corsa lunga 2.400 metri, ha travolto tutto

I soccorsi a Rigopiano

La valanga che ha ucciso Alessandro Riccetti e altre 28 persone nell’hotel Rigopiano il 18 gennaio del 2017, si è staccata alle 15.41 e 59 secondi dal Monte Siella. Ha percorso 2.400 metri, travolgendo alberi e rocce e ampliando la sua massa. L’impatto con il resort abruzzese è avvenuto circa un minuto e mezzo dopo, ad una velocità di almeno 100 chilometri orari.

Sono alcuni dei risultati di uno studio internazionale con cui è stata analizzata la dinamica della slavina che travolse l’hotel di Rigopiano, uccidendo il giovane ternano e altre 28 persone, riportando con esattezza la cronologia dell’accaduto. Lo studio multidisciplinare è stato curato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), dal Politecnico di Torino, dal Wsl Institute for Snow and Avalanche Research Slf di Davos (CH) e dall’Osservatorio di geofisica dell’Università di Monaco (DE) per fornire risposte sulle tempistiche e sulle dinamiche della valanga.

La ricerca, appena pubblicata sulla rivista Scientific Reports, ha appurato che tutto è accaduto in poco meno di un minuto e mezzo. La valanga si è staccata dal Monte Siella alle ore 15.41.59, nel suo percorso verso la valle è entrata in un canyon, e all’incirca alle 15.43.20 ha colpito l’hotel di Rigopiano ad una velocità di circa 100 km orari.

I ricercatori hanno prima analizzato la tempistica delle telefonate di soccorso - così come riportate dalla cronaca giornalistica - e poi valutato numerosi dati, tra cui l’analisi della rete sismica nazionale e la modellazione numerica della valanga, elaborati poi in studi ingegneristici e sismogrammi teorici ottenuti attraverso simulazioni.

Una prima ipotesi - afferma Thomas Braun, uno degli autori della ricerca - nata dall’osservazione di un segnale sismico sospetto, è stata quella che tale segnale fosse dato dall’impatto della valanga stessa con l’albergo. Un’analisi più approfondita ha rivelato, invece, l’esistenza di tre distinte fasi sismiche, che potevano sostenere una seconda ipotesi, quella che la valanga si fosse propagata verso valle in tre fasi consecutive”.

Per giungere a questi risultati, come prima cosa abbiamo ristretto la finestra temporale in cui è avvenuta la valanga - spiega Braun - Per fare ciò, ci siamo basati sulla cronologia e sul contenuto delle chiamate e dei messaggi di emergenza inviati dall’hotel. Alle 15.30 è avvenuta l’ultima chiamata dalla struttura, mentre alle 15.54 c’è stato un tentativo di invio di un messaggio whatsapp di richiesta di aiuto da una persona rimasta bloccata dalla neve. Abbiamo dedotto che la valanga è avvenuta in questa finestra temporale di 24 minuti. Successivamente, abbiamo cercato dei segnali sismici ipoteticamente generati dalla valanga. In quel periodo eravamo nel pieno della sequenza sismica dell’Italia centrale, con epicentri a circa 45 km a ovest di Rigopiano. Analizzando i segnali registrati dalle stazioni sismiche, abbiamo notato che la stazione GIGS posizionata sotto il Gran Sasso aveva registrato un segnale anomalo nei 24 minuti identificati come finestra temporale del distacco della valanga. Di questo segnale - prosegue il ricercatore - abbiamo poi studiato il contenuto spettrale e la direzione di provenienza, osservando così tre distinte fasi sismiche avvenute a distanza di pochi secondi. La domanda decisiva che nasce da tale osservazione è come una valanga, che si muove in superficie, possa trasmettere energia sismica nel sottosuolo”.

La ricostruzione dell’evento - aggiunge Thomas Braun - ha evidenziato che la valanga nella discesa verso valle ha percorso in tutto 2.400 metri e ha travolto alberi e rocce, cambiando massa con incremento continuo del proprio peso specifico. Oggi sappiamo che la velocità con cui la valanga ha colpito l’albergo è stata di 28 metri al secondo, quasi 100 km orari”.

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