"Latte e uova contaminati da diossine e Pcb, il silenzio della Regione”

L’inchiesta della Commissione controllo e garanzia del Comune di Terni. Il presidente De Luca: contaminazioni a Prisciano, Cervara alta e Maratta, ma Palazzo Donini ha vietato alla Asl di diffondere i dati | IL DOCUMENTO | VIDEO

“Alimenti inquinati da diossina e Pcb, latte e uova contaminati, inquinamento provato dal 2012, soprattutto nelle zone di Prisciano e Cervara alta: la Regione ha vietato alla Asl di diffondere i dati”. Parole scritte, parole pesanti.

Questa la conclusione a cui è giunta la quarta Commissione controllo e garanzia di Palazzo Spada, con presidente Thomas De Luca del Movimento 5 Stelle e con la sua vice Paola Pincardini della Lega. Nella relazione vengono illustrati i dati riguardanti la contaminazione da diossina e Pcb nelle uova e nel latte ovicaprino. Tutta la verità comprovata da audizioni, studi, dati e analisi è stata snocciolata questa mattina dai membri della commissione con tanto di verbale alla mano approvato all’unanimità.

“La commissione - dichiara De Luca – ha concluso l’istruttoria. La relazione, oltre ad essere approvata all’unanimità, ha ricevuto il parere favorevole da parte di tutti i consiglieri presenti”. Denuncia e pressing all’unico destinatario che è appunto la Regione e che si porta dietro pure Arpa e Asl. “Uno scaricabarile sui dati da divulgare e sui provvedimenti da mettere in campo dopo i controlli e i risultati lampanti – tuonano – nonostante gli inquinanti fossero stati accertati. Da lì nessuno ha però accertato le fonti dell’inquinamento. Noi lo diciamo ma non possiamo andare oltre perché siamo solo un organo politico e non scientifico”.

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Prisciano, Cervara alta, la zona della Marattana: sono soprattutto queste le aree dove si trovano gli allevamenti segnati in rosso, non proprio un caso che si tratti di aree limitrofe all’acciaieria e all’inceneritore. “Le istituzioni politiche e gli organi di controllo – prosegue De Luca - hanno per anni sostenuto una condotta volta ad ignorare, minimizzare o perfino occultare l’allarme sanitario causato dalla contaminazione ambientale della conca ternana. Tale comportamento ha assunto il nome di ‘negazionismo ambientale’, termine utilizzato per descrivere la negazione sistematica di fronte a palesi evidenze scientifiche al fine di tutelare o rappresentare le istanze dei grandi interessi privati e degli inquinatori responsabili della contaminazione a discapito dell’interesse generale. La mancata adozione delle misure previste dalla normativa di riferimento e di un intervento diretto a tutela della salute pubblica, ha di fatto permesso il permanere dei fattori di rischio e l’esposizione della cittadinanza alle sorgenti inquinanti pericolose con danni incalcolabili. La commissione – aggiunge - ritiene gravissimo che la Regione Umbria abbia proibito, secondo quanto riferito, alla Asl 2 Umbria, la diffusione dei dati ambientali riguardanti la salute dei cittadini ternani. In totale contrasto con le disposizioni previste dalla legge. Cosi come ribadito, anche nel corso delle sedute di commissione dalla Usl, il Comune era stato informato delle non conformità riscontrate, ma non ha agito. Non solo non informando in maniera corretta e tempestiva la cittadinanza ma è intervenuto minimizzando i dati emersi grazie solo all’intervento delle associazioni ambientaliste e comitati cittadini”.

relazione_contaminazione_pcb_e_diossina-2

Secondo quanto emerso, dal riscontro del primo superamento del livello di azione nel latte a febbraio 2012, le poche misure adottate sarebbero state applicate con un ritardo di 4 anni, a maggio 2016. Misure che hanno ingenerato dubbi all’interno della stessa amministrazione, al punto che non sono stati realizzati controlli volti a verificare il rispetto delle ordinanze adottate. “Solo grazie all’intervento della commissione – dice De Luca - il comando della polizia locale ha appreso che le ordinanze sono da considerarsi ancora in vigore e ha quindi espresso il proprio impegno a riprendere quanto prima i controlli. Non risultano ancora ad oggi, a sette anni di distanza, informazioni relative alle sorgenti di contaminazione, così come disposto dalle norme, così come non risulta quali criteri e modelli siano stati utilizzati nell’individuazione delle aree oggetto del monitoraggio tuttora in essere”.

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Con l’approvazione della relazione da parte del consiglio, sindaco e assessore saranno impegnati a promuovere direttamente nei confronti della Regione le richieste poste dalla commissione che non hanno avuto risposta, le cosiddette “non ordinanze”. “A questo punto – conclude De Luca – il sindaco deve muoversi”.

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