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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

“Mi ha stuprata”, moglie denuncia il marito che finisce in manette: assolto dopo undici mesi agli arresti

Rinchiuso nel carcere di Terni dopo l’accusa della donna che ha raccontato: “Minacciata e ferita con un coltello e poi violentata”. L’uomo è stato assolto dopo i processi di primo e secondo grado. La storia raccontata da Errori giudiziari

L’accusa è tra le più infamanti. Di quelle che non ti si spiccicano di dosso nemmeno una volta scoperto che era tutto falso.

Questa storia – purtroppo una delle tante – è stata raccontata da Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone attraverso la pagina facebook Errori giudiziari. Con loro, gli avvocati Giuseppe Lavigna e Salvatore Volpe, che hanno accompagnato nel lungo procedimento giudiziario il giovane accusato dalla moglie di violenza sessuale e poi finito a processo anche per maltrattamenti in famiglia.

Il punto di non ritorno di questa vicenda si accende una sera di fine luglio di quattro anni fa. I due giovani sono sposati e vivono assieme in un piccolo paese della provincia. Si tratta di una coppia che gli avvocati definiscono “litigiosa”. Episodi di conflitti ci sono stati, ma mai nulla di particolarmente serio. Nessuno ha precedenti penali. Al contrario, appartengono alla “media borghesia” con buoni impieghi, una discreta cultura e nessun precedente penale.

Quella sera, l’ennesima lite. Volano parole grosse, i toni sono accesi. Tanto che qualcuno dei vicini decide di allertare i carabinieri. Che arrivano e separano i due: l’uomo in una stanza, la donna in un’altra. È in questo momento che la giovane denuncia il marito: “Mi ha violentata, costringendomi ad un rapporto sessuale sotto la minaccia di un coltello, con cui mi ha anche ferita”.

Inizia l’incubo. L’uomo viene tratto in arresto sulla base della denuncia della moglie e sulla scorta dei primi accertamenti tecnici: una visita ginecologica e i riscontri su una ferita che potrebbe essere riconducibile al coltello. Finisce in una cella del carcere di Terni: tra arresti a Sabbione e domiciliari, passeranno undici lunghissimi mesi.

Durante i quali si svolge anche il processo. “Un processo – hanno spiegato i legali del ragazzo – senza testimoni”. E dunque ancora più complicato. Eppure, la vicenda giudiziaria racconta un’altra storia. Quella sera, un rapporto sessuale c’è stato, ma in maniera consenziente. E la ferita non era una ferita. Ma un’abrasione. Che nulla aveva a che fare con il coltello.

Assolto con formula piena in primo grado, la sentenza viene confermata anche in appello dopo il ricorso della procura. Ma questo non basta a scrivere la parola fine alla storia. Perché la coppia ha anche un figlio. E in seguito all’arresto, al padre è stata sospesa la potestà genitoriale. Ancora oggi, nonostante l’iter processuale si sia concluso. Se vuole vedere suo figlio, il padre deve farlo alla presenza di altre persone. E forse è questo il dolore più grande da dover sopportare.  

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