Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Così la mafia in giacca e cravatta allunga le mani sugli affari di Terni

Il procuratore Alberto Liguori alla commissione regionale sulla criminalità organizzata: capire chi entra nei nostri mercati, perché lo fa e se entra soltanto per fare business criminale o per occupare dei territori

“Alle mafie tradizionali si affiancano e si avvicinano le nuove mafie, che sono quelle meno muscolari e più dotate di potenza di fuoco economico-finanziaria”.

La criminalità organizzata a Terni indossa giacca e cravatta, fa indagini di mercato, muove capitali e investe. Sono questi gli elementi salienti tratteggiati dal procuratore della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, ascoltato dalla commissione regionale d'inchiesta su criminalità organizzata e infiltrazioni mafiose presieduta da Eugenio Rondini.

L'audizione del procuratore di Terni arriva dopo quella del procuratore capo di Perugia, Raffaele cantone, e rientra nel programma di audizioni che la commissione sta portando avanti per avere un quadro il più possibile completo rispetto al tema della sicurezza in Umbria.

Secondo Liguori uno dei nuovi strumenti utilizzati dalle mafie è quello della informatizzazione che “consente di gestire da remoto fenomeni economici, studiando mercati nuovi che si prestano ad essere aggrediti, perché sui nostri territori manca una letteratura criminale, poiché territori genuini”. Le organizzazioni mettono dunque in atto “indagini di mercato e, dove trovano terreno fertile, si annidano, anche perché i controlli dello Stato, per ragioni storiche, sono meno stringenti e meno frequenti. Si assiste così – ha spiegato - a fenomeni di sedi aziendali importanti, costole di circuiti criminali, che hanno sede legale in grandi città e quella operativa in Terni o in provincia. Questo perché la movimentazione di flusso di denaro salta meno all’occhio in piccoli centri dove i controlli sono più diradati, anche per ragioni di pianta organica”.

“Sarebbe quindi interessante – ha concluso il Procuratore Liguori - partire da questo tavolo consiliare per dare vita ad un format che ci consenta di capire chi entra nei nostri mercati, perché lo fa e se entra soltanto per fare business criminale o per occupare dei territori”.

La vicepresidente della commissione, Simona Meloni, ha definito quella di ieri, come le precedenti audizioni, “estremamente interessanti per la proposta di legge regionale su cui stiamo lavorando. Dalle esposizioni dei due procuratori di Perugia e Terni emerge, tra l’altro, che la pandemia ci consegnerà una regione sicuramente indebolita e più fragile sia sotto il profilo economico che sociale. Con il procuratore Liguori abbiamo approfondito il tema della tossicodipendenza, questione sulla quale, tra l’altro, ad inizio aprile ho depositato una apposita mozione con particolare riferimento all’uso di sostanze stupefacenti nelle fasce 15-29 anni. Tutti siamo chiamati a riflettere sulle azioni più efficaci da prevedere per il contrasto di ogni attività della criminalità organizzata, in ogni campo ed in ogni settore. L’obiettivo della nostra Commissione è poter disporre di una banca dati aggiornata per avere una fotografia reale dell’Umbria in tema di sicurezza. Dobbiamo capire lo stato di salute delle aziende operanti nella nostra economia, quindi della possibilità dell’accesso al credito, ma anche della condizione di ogni fascia sociale della nostra popolazione”.

Previsto per la prossima riunione, ancora da programmare, l’incontro con il procuratore capo di Spoleto, Alessandro Cannevale. A seguire verrà redatto un documento di sintesi che sarà funzionale alla definizione della proposta di legge regionale, all’ordine del giorno della commissione, per rendere maggiormente efficace la normativa vigente in materia di sicurezza e legalità.

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