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Il Comune di Terni

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Consiglieri e assessori "morosi" di nuovo nel mirino, indaga la procura

Aperto un fascicolo per falso ideologico per le dichiarazioni rese nell'accettazione dell'elezione

La procura della Repubblica di Terni ha aperto un fascicolo sul caso dei consiglieri e degli assessori del Comune di Terni "morosi". Un'indagine partita dopo l'esposto del consigliere comunale del Pd, Valdimiro Orsini, nella quale è finita anche l'istruttoria redatta dal segretario di palazzo Spada Giuseppe Aronica. Il reato contestato sarebbe il falso ideologico per le dichiarazioni mendaci dei soggetti coinvolti sottoscritte al momento di accettare l'elezione in consiglio comunale. In tutto sarebbero undici le persone coinvolte: 9 consiglieri (Brizi, Fiorini, Silvani, Cecconelli, Federighi, Rossi, Ferranti, Santini e Simonetti) e due assessori Alessandrini e Proietti.

Secondo le indiscrezioni che trapelano dagli uffici giudiziari, visto i riscontri documentali su cui si basa sostanzialmente la vicenda, già nei prossimi giorni potrebbero esserci i primi provvedimenti. E si prennuncia uno scontro legale. C'è infatti chi si sta preparando a replicare all'eventuale contestazione di un falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico in quanto alla firma del documento non era ancora avvenuta la convalida degli eletti e quindi i consiglieri comunali erano ancora privati cittadini. La differenza potrebbe essere sostanziale perché nel primo caso la pena prevista è più alta e - al termine dell'eventuale procedimento con una sentenza di condanna - potrebbe portare alla decadenza dall'incarico in base alla legge Severino. Quella che ha inguaiato il capogruppo di Forza Italia, Raffaello Federighi, di cui la prefettura ha chiesto la decadenza per una vecchia sentenza e sulla quale l'assemblea di palazzo Spada si pronuncerà lunedì 17 settembre. Anche su questo ultimo caso la procura avrebbe acceso la luce e non è escluso che possa finire direttamente nell'indagine già aperta.

Resta comunque il fatto che consiglieri e assessori "morosi", i cui singoli casi sono diversi anche per entità degli importi che erano stati contestati, hanno provveduto come noto a sanare le loro posizioni. 

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