Consorzio Tns, "crack" milionario: la battaglia legale entra nel vivo

Si torna in tribunale per il risarcimento danni da oltre 10 milioni di euro chiesto a 19 ex amministratori della società: "Una gestione approssimativa e negligente". Le difese: "Giudichi la Corte dei conti, le decisioni le prendevano gli Enti soci"

Il tribunale di Terni

Si torna in tribunale per il maxi risarcimento da oltre 10 milioni di euro chiesto dai liquidatori del Consorzio Tns e da Sviluppumbria a 19 ex amministratori della società che si sono avvicendati tra il 2003 e il 2013. "Una gestione approssimativa e negligente", si legge nell'atto di citazione davanti ai giudici della sezione civile di Terni che il prossimo 4 dicembre dovranno esprimersi sulle eccezioni preliminari presentate dalle difese. 

L'accusa

Nella citazione vengono ricostruite le tappe che hanno portato alla messa in liquidazione nel dicembre 2013 con la certificazione, nel bilancio di quell'anno, dell'erosione "integrale" del capitale sociale di 3,5 milioni di euro e di un deficit di quasi 8,5 milioni di euro. Debito che poi è continuato a crescere negli anni successivi. Due gli inadempimenti attribuiti agli ex amministratori, individuati dopo la verifica tecnico-giuridica affidata alla dottoressa Cristina Bertinelli, e riferiti alla formazione e tenuta della contabilità e alla gestione societaria. Tra i primi "la impropria iscrizione degli immobili nel novero delle immobilizzazioni materiali anziché nelle rimanenze". Tali immobili, infatti, "destinati alla valorizzazione e alla successiva cessione non integravano e non integrano componenti della consistenza patrimoniale". Questo, come è scritto in uno stralcio del verbale di uno degli amministratori, sarebbe stato utilizzato "per rappresentare nei bilanci il cospicuo patrimonio immobiliare dell'Ente principalmente per rappresentare l'attivo agli istituti di credito che hanno sostenuto le attività del Consorzio". 

L'atto di accusa segnala anche "l'occultamento dapprima totale, fino al 2007, e poi parziale, dal 2007 al 2012, dei debiti relati all'imposta comunale sugli immobili per l'ammontare complessivo di 2 milioni 617mila euro nonostante gli Enti impositori avessero respinto le istanze di esenzione proposte dal Consorzio". Nel mirino finisce dunque la "condotta gestionale finalizzata a fornire una rappresentazione distorta del reale andamento dell'attività dell'Ente".

Dal punto di vista della gestione si evidenzia, tra le altre cose, "la stipulazione di contratti finalizzati alle cessioni con imprese risultate insolventi, concepiti in dispregio di ogni criterio di prudenza e di equlibrato assetto negoziale". Ma liquidatori e Sviluppumbria poi sottolineano anche la "linea di continuità sorprendente in quanto nel lungo tratto di vita del Consorzio non è stato dato di inviduare neppure una voce di dissenso o di distacco dalle decisioni che hanno provocato non soltanto la frustrazione degli obiettivi primari che presiedevano alla costituzione dell'Ente, ma il progressivo, ineluttabile, deterioramento della situazione economico finanziaria". Questo porta l'accusa a concludere che pur essendo "le responsabilità difficilmente graduabili" tutti sono "coinvolti nell'obbligazione risarcitoria" quantificando il minimo del danno nel conto capitale conferito dai soci consorziati al momento della costituzione, ovvero 1,8 milioni, e e il deficit registrato dai liquidatori, 8,5 milioni, per un totale di poco meno di 10,3 milioni di euro.

Le difese

Ed è proprio "dall'attribuzione generica delle responsabilità" che partono le eccezioni preliminari presentate dalle difese dei 19 ex amministratori coinvolti e con le quali si reputa nulla la citazione. Ad alcuni soggetti "sono state attribuite responsabilità anche per periodi temporali in cui non ricoprivano ruoli" nella società. Per i legali, che smontano nel dettaglio dal punto di vista tecnico contabile le contestazioni sui singoli episodi riportati nell'atto di citazione, sono essenzialmente due gli aspetti da prendere in considerazione. Innanzitutto il difetto di giurisdizione del tribunale civile con la vicenda che dovrebbe essere trattata di fronte ai giudici della Corte dei conti e poi la legittimazione attiva e passiva dell'atto di citazione. Per le difese, infatti, non dovevano essere i liquidatori ad avviare l'azione risarcitoria e in ogni caso non dovevano essere chiamati in causa i singoli amministratori bensì gli Enti che li hanno nominati. "Gli amministratori - sostengono - non prendevano decisioni a titolo personale bensì in rappresentanza di un Ente che lo aveva indicato e con il quale si concordavano le scelte".

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Appare dunque per certi versi paradossale che a promuovere l’azione siano stati i liquidatori, Carmelo Campagna e Marco Agabiti, per conto dei soci del consorzio ovvero la Provincia di Terni e i Comuni di Terni, Narni e Spoleto vale a dire gli stessi soggetti istituzionali che avevano nominato gran parte dei membri del Tns tra cui diversi politici. Ora la parola al giudice. 

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