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“Fabbriche, negozi e artigiani in crisi: don Fernando ora vi sosterrà dal cielo”

Al duomo di Terni l’addio al sacerdote morto lo scorso 2 dicembre a 78 anni. L’appello del vescovo, padre Piemontese, “per tutte le attività provate dalla pandemia”

Il “prete dei poveri” ora “sosterrà dal cielo” tutti quelli che oggi sono alle prese con le drammatiche conseguenze della pandemia da Coronavirus. Celebrati dal vescovo di Terni, padre Giuseppe Piemontese, in cattedrale si sono svolti i funerali di don Fernando Benigni, morto lo scorso 2 dicembre all’età di 78 anni all’ospedale Sant’Andrea di Roma, dove era ricoverato da qualche giorno a seguito del riacutizzarsi della malattia neurologica e dall’affezione da Covid19.

E durante l’omelia, padre Giuseppe ha voluto ricordare la forte spinta missionaria di don Fernando, rivolgendo un appello alle “fabbriche in crisi, ai negozi chiusi, ai laboratori artigianali in disarmo. Don Fernando – ha detto il vescovo - li sosterrà ora dal cielo”, ricordando che anche la diocesi non smetterà di farsi prossima a chi, in questi tempi durissimi, non riesce ad andare avanti.

don fernando benigni-2Cappellano di Sua Santità, canonico emerito del capitolo della cattedrale di Terni, sacerdote molto conosciuto e amato in città e nell’intera diocesi per le sue doti umane e spirituali, dal carattere empatico e dall’entusiasmo coinvolgente, dalla fede salda e dall’attenzione per i bisognosi e poveri, ha svolto il suo ministero con autentico spirito missionario, che lo ha portato tra gli operai come cappellano dell’Acciaieria di Terni, in terra d’Africa nella missione diocesana di Ntambue nella Repubblica Democratica del Congo, per lungo tempo come animatore spirituale dei Corsi di cristianità e direttore del Centro missionario diocesano per un decennio.

Don Fernando è stato uno degli organizzatori della storica visita di papa Giovanni Paolo II all’acciaieria di Terni, di cui parlava come uno dei momenti storici più belli e importanti per la città e di cui conservava gelosamente, come ricordo, l’elmetto che il Papa indossò nella visita agli impianti della fabbrica.

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