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Mal’aria 2019, Terni è la città del Centro Italia con i dati peggiori

I numeri del dossier di Legambiente: 86 giornate fuorilegge, 49 per il Pm10 e 37 per l’ozono. L’associazione ambientalista. “Continua a pesare la mancanza di una efficace strategia antismog e antinquinamento"

La Mal’aria di Terni. La città dell’acciaio rientra tra i 24 comuni capoluoghi che hanno fatto registrare sforamenti per quanto riguarda le concentrazioni di polveri sottili e ozono.

Il dato emerge da Mal’aria 2019, il dossier annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in Italia che restituisce un quadro puntuale del 2018. Un anno da codice rosso per la qualità dell’aria, segnato anche dal deferimento dell’Italia alla corte di giustizia europea in merito alle procedure di infrazione per qualità dell’aria e che costerà multe salate alla Penisola. A parlare chiaro sono i numeri: nel 2018 in ben 55 capoluoghi di provincia sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono (35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono).

In questo quadro drammatico non passa certo inosservata Terni. “Sappiamo tutti troppo bene che il contributo all’inquinamento di Terni e di tutta la Conca ternana – illustrano da Legambiente - è determinato da diverse interazioni tra sorgenti differenti: traffico, riscaldamento, industrie su tutte e dalle sue peculiarità geomorfologiche che ne peggiorano lo stato. Un quadro preoccupante, confermato anche dai primi 20 giorni del 2019 con già 10 sforamenti per il Pm 10, che per Legambiente Umbria indica l’urgenza a livello nazionale e soprattutto locale di pianificare misure strutturali capaci di abbattere drasticamente le concentrazioni di inquinamento presenti e di riportare l’aria a livelli qualitativamente accettabili”. 

Misure che oggi mancano - commenta Gianni Di Mattia, coordinatore di Legambiente nel Ternano - a cominciare da quelle sulla mobilità sostenibile, immediatamente realizzabile e che consentirebbe di limitare le emissioni in aria dal trasporto stradale garantendo il soddisfacimento della domanda di mobilità dei cittadini. Basterebbe ripensare l’uso di strade, piazze e spazi pubblici, creando ampie ‘zone 30’, riducendo il tasso di motorizzazione, migliorando l’efficienza degli edifici e degli impianti di riscaldamento, recuperando il progetto di riforestazione urbana rimasto nel cassetto insieme all’affidamento Pums (piano urbano mobilità sostenibile) di Terni e Narni e a quello di teleriscaldamento”.

“A Terni e in tutta la conca ternana - prosegue Di Mattia - continua a pesare enormemente la mancanza di un’efficace strategia per l’emergenza smog e inquinamento, seppur evidenziata da decenni. A nulla sono serviti i pannicelli caldi dei piani anti smog delle amministrazioni passate e attuale con il blocco parziale della circolazione o con quelli delle caldaie e dei camini domestici, così come trascurare il fatto che nei territori di Terni e Narni insiste la più vasta e importante area industriale siderurgica e chimica del centro Italia. Occorre quindi passare velocemente all’azione sulla mobilità alternativa, così come non è più rinviabile un serrato piano di bonifica dell’aria, dei suoli e delle falde”.

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