Inquinamento, le acciaierie “alterano la composizione in metalli del Pm10”

La Regione incalza Ast: prima di rinnovare l’autorizzazione ambientale, serve subito il progetto per il recupero delle scorie

Autorizzazione ambientale a tempo per Ast. La Regione ha infatti aggiornato “le condizioni e prescrizioni dell’autorizzazione vigente, rilasciata nel 2010, e dei successivi provvedimenti di adeguamento degli impianti alle migliori tecniche disponibili adottati a partire dal 2012” subordinando il rinnovo alla valutazione della conferenza di servizi “dopo la presentazione del progetto di recupero delle scorie e dell’aggiornamento delle previsioni di fabbisogno di smaltimento nella discarica esistente di vocabolo Valle da effettuare nel rispetto del progetto approvato nel 2005”.

Paletti, quelli di Palazzo Donini, che prendono le mosse da una articolata verifica dell’impatto che l’attività di viale Brin ha sull’ambiente circostante e che vengono giustificati da dossier e relazioni effettuati nel tempo. Documenti a cui il provvedimento di aggiornamento dell’Aia dà ampio risalto.

“Il gestore (Ast, ndr) nel corso del 2014 ha installato una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria, denominata Terni-Prisciano, dotata della strumentazione necessaria alla rilevazione in automatico e in continuo delle concentrazioni di Pm10, Pm2.5 e ossidi di azoto”. La stazione, così come spiegato nei documenti che accompagnano il provvedimento di aggiornamento, tramite convenzione è stata data in comodato d’uso ad Arpa, “che si occupa della gestione e della manutenzione, oltre a provvedere alla validazione ed alla pubblicazione dei dati sul proprio sito web”.

“Nel corso del 2014-2017 Arpa Valle d’Aosta, Arpa Umbria e Arpa Veneto hanno condotto un progetto di monitoraggio della qualità dell’aria e delle deposizioni atmosferiche con l’obiettivo di valutare gli impatti relativi al particolato aerodisperso e ai microinquinanti in esso contenuti, ovvero metalli, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e diossine e furani (Pcdd/F), provocato dalle emissioni complessive (sia convogliate che diffuse) degli stabilimenti di produzione di acciai speciali localizzati nelle città di Aosta, Terni e Vicenza”.

Gli studi evidenziano che “l’impatto ambientale delle acciaierie sulla qualità dell’aria (concentrazione di Pm10 e Pm2.5) è poco visibile ed è sensibilmente inferiore a quello delle fonti urbane (traffico e riscaldamento domestico) mentre risulta molto evidente per i metalli markers della produzione dell’acciaio, in particolare per nichel e cromo, oltre agli altri metalli costituenti degli acciai (manganese, molibdeno, ferro) e, anche se in misura minore, sui metalli contaminanti del rottame (arsenico, cadmio, piombo, zinco). Le emissioni delle acciaierie alterano in modo significativo la composizione in metalli sia del Pm10 ma soprattutto delle deposizioni, in quanto le emissioni diffuse di polveri, a differenza delle emissioni convogliate, non vengono sottoposte a filtrazione e pertanto comprendono anche le frazioni più grossolane del particolato”.

Da qui la scelta della Regione di subordinare il rinnovo della prescrizione ambientale (ossia, la “patente” che consente ad Ast di proseguire la sua attività sul territorio) alla presentazione – entro i prossimi 30 giorni – del progetto per l’impianto di recupero scorie, ma anche di indicare un “aggiornamento della previsione di fabbisogno di smaltimento delle scorie”.

Approda dunque ad una svolta significativa il lungo iter autorizzativo che va avanti dal 2014. L’imponente istruttoria messa in campo dai tecnici di Palazzo Donini sembra dunque indicare in maniera piuttosto stringente gli obblighi a cui Ast si deve adeguare. Ma lascia un punto in sospeso. Nella determina che aggiorna l’Aia si fa infatti riferimento alle Bat conclusion. Si tratta delle migliori tecniche disponibili (‘Best available techniques’), ovvero le tecniche impiantistiche di controllo e di gestione che - tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili per ogni specifico contesto - garantiscono bassi livelli di emissione di inquinanti, l’ottimizzazione dei consumi di materie prime, prodotti, acqua ed energia e un’adeguata prevenzione degli incidenti. Ebbene, le Bat sono state aggiornate ad agosto nel 2018 mentre ad Ast viene chiesto di adeguarsi a quelle, ormai obsolete, del 2012. UN passo in avanti, sicuramente. Ma con qualche ritardo.

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