Droga e prostituzione, così le mafie si spartiscono il bottino

La situazione di Terni nella relazione della Dia. Clan albanesi, tunisini e peruviani, con l’appoggio di criminali italiani, gestiscono lo spaccio di sostanze stupefacenti. Nigeriani attivi nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e delle “lucciole”

Sono due i grandi business dentro ai quali si infilano le mafie nel Ternano. C’è, da una parte, l’economia “legale” che serve come “lavatrice” per le grandi quantità di denaro che i clan mettono assieme grazie alle attività illecite.  “Attività che non allarmano la popolazione”. E poi ci sono droga, prostituzione e immigrazione clandestina, dove le mafie si sporcano le mani e che rispondono a precisi equilibri.

La relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia traccia un quadro chiaro di come camorra, ‘ndrangheta, cosa nostra e tutte le ramificazioni delle mafie italiane ed internazionali allunghino i tentacoli sull’economia del Belpaese. E un capitolo dell’accurata analisi è dedicato alla situazione in Umbria e nel Ternano.

Come è ormai noto, le mafie hanno cominciato ad insediarsi nel territorio i conseguenza di due specifici fattori. Il primo, la presenza nei penitenziari di Terni e Spoleto di detenuti sottoposti al cosiddetto regime del “carcere duro”, ma anche di criminali ad “alta sicurezza”. “Fisiologico, quindi, prima l’insediamento nella regione dei parenti dei detenuti in questione e il successivo interesse delle organizzazioni criminali delle regioni d’origine rivolto all’economia locale, vista come l’ennesima opportunità per reinvestire i proventi illeciti nell’acquisto di possedimenti rurali e nelle attività economiche connesse”.

Altra “calamita” per i clan è stata la montagna di denaro che è piovuta sull’Umbria a seguito del terremoto del 1997, che ha composto una massa imponente anche grazie ai fondi per il Giubileo del 2000. Si tratta di circa tremila miliardi che all’epoca fecero esplodere il settore dell’edilizia ed accesero gli appetiti delle mafie. Tanto è vero che, ancora oggi, il settore della ricostruzione a seguito del sisma del 2016 è tenuto sotto altissima sorveglianza.

“Per quanto concerne i settori economici interessati da attività di riciclaggio – scrivono gli investigatori dell’Antimafia - si segnala l’acquisto e la gestione di locali notturni, funzionali anche al traffico e allo spaccio di stupefacenti, nonché allo sfruttamento della prostituzione. Altro settore appetibile per la criminalità è quello edile, con la costituzione di imprese controllate da referenti o soggetti legati ai citati sodalizi mafiosi campani, calabresi e siciliani”.

Sembra che, in modo particolare, su Terni si allunghino gli interessi della camorra. La Dia fa riferimento ad “alcune operazioni degli scorsi anni, che hanno riguardato i clan napoletani Fabbrocino, Terraciano ed il cartello casertano dei Casalesi. Riguardo al primo gruppo, l’operazione ‘Fulcro’, conclusa dalla Dia nel 2012, nel mettere in luce la poliedricità degli interessi illeciti del sodalizio, ne ha evidenziato investimenti in aziende agricole, supermercati, fabbriche tessili e relativi punti vendita, in diverse regioni della Penisola, tra le quali l’Umbria. A carico del clan Terracciano, originario della provincia di Napoli, da tempo operativo in Toscana, a conclusione dell’operazione ‘Ronzinante’ sono stati confiscate dalla guardia di finanza diverse unità immobiliari, alcune delle quali situate nelle province di Perugia e Terni”.

Le attività di riciclaggio sarebbero però nulla senza i reati più “classici”. “L’operazione ‘Montana’ della polizia di Stato di Terni – ricostruisce la Dia - ha fatto luce su un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti composta da italiani, albanesi, tunisini e peruviani. Pregiudicati dell’Est Europa sono attivi nella commissione di reati contro il patrimonio (in particolare i furti, ndr), mentre, a fattor comune con altre aree territoriali italiane, è stata registrata l’operatività di citati cittadini nigeriani, oltre che nel narcotraffico, anche nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e nello sfruttamento della prostituzione”.

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