Il giudice si astiene, il processo “Spada” è fermo ai blocchi di partenza

Già coinvolta nelle indagini preliminari, Di Giovannantonio si dichiara incompatibile: la parola passa al presidente del Tribunale di Terni.  Venti gli imputati, c’è anche l’ex sindaco Di Girolamo

Il processo “Spada” si ferma ancora prima di partire. Il giudice monocratico chiamato a pronunciarsi sull’indagine che ha scatenato un terremoto a Palazzo Spada e nella politica ternana, ha infatti dichiarato la sua incompatibilità, chiedendo di astenersi dal giudizio e rinviando dunque la decisione al presidente del Tribunale di Terni, che ora dovrà nominare un nuovo giudice e fissare un nuovo calendario delle udienze.

Fumata nera, insomma, dal palazzaccio. Venti gli imputati che, a vario titolo, devono rispondere dell’accusa di turbata libertà degli incanti in relazione agli appalti comunali per la gestione dei servizi cimiteriali e di quelli turistici presso la cascata delle Marmore, oltre che per la manutenzione del verde pubblico.

Sul banco degli imputati siederanno l’ex sindaco Leopoldo Di Girolamo, gli ex assessori Stefano Bucari, Libero Paci, Luigi Bencivenga, Roberto Fabrini, Sandro Piermatti, Silvano Ricci, Marco Malatesta, Daniela Tedeschi, Renato Bartolini, Simone Guerra, Giorgio Armillei, Francesco Andreani, Cristhia Falchetti Ballerani, Francesca Malafoglia ed Emilio Giacchetti, i dirigenti comunali Renato Pierdonati e Luciano Sdogati, il funzionario Federico Nannurelli e Carlo Andreucci.

Dovranno però aspettare che il presidente del Tribunale di Terni, Rosanna Ianniello, indichi un altro giudice dopo che Barbara Di Giovannantonio ha autonomamente sollevato una questione di incompatibilità. Il magistrato è stato infatti coinvolto nella fase delle indagini preliminari quando venne chiamata a pronunciarsi in sede di riesame sul sequestro di alcuni documenti.

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Si riparte dunque da fine giugno, quando venne fissato il rinvio a giudizio e indicata la data per la prima udienza.   

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