Telefoni in cella, poliziotti aggrediti e boom di detenuti: il carcere di Terni fuori controllo

La denuncia del Sappe: episodi gravi, i nostri allarmi non sono stati accolti. La Cgil: sovraffollamento, problema endemico

Al 31 agosto scorso, il carcere di Terni ospitava 525 detenuti rispetto ad una capienza regolamentare di circa 400 posti. Questo si traduce non solo in un problema di sovraffollamento: la casa circondariale rischia di finire fuori controllo.

Lo confermano i tre episodi che si sono verificati nella giornata di giovedì, 19 settembre, e che vengono denunciati dal Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria.

“Nel primo pomeriggio di ieri (giovedì, ndr) si sono contate due aggressioni alla polizia penitenziaria nel carcere di Terni – ricostruisce Fabrizio Bonini, segretario nazionale per l’Umbria del Sappe - Intorno alle 12.30 un detenuto marocchino del reparto di media sicurezza, trasferito da pochi giorni dal carcere di Perugia Capanne per motivi di ordine e sicurezza, ha aggredito un agente per futili motivi. Poi, verso le 150, un altro ristretto, italiano, detenuto per violenza sessuale ed aggressione, sempre della sezione media sicurezza, si è reso protagonista di un’altra aggressione ad un altro poliziotto, poi ricorso alle cure del pronto soccorso. Ciliegina sulla torta, nella tarda serata, dopo una perquisizione straordinaria, in sette celle perquisite sono stati trovati 4 microtelefoni cellulari”.

“Tutto ciò – aggiunge Bonino - è sintomatico della grave carenza di sicurezza dovuta sempre alla scarsa presenza di personale. Da giugno, il penitenziario di Terni subisce passivamente assegnazioni ‘selvagge’ di detenuti, con un picco dalla fine di luglio, che sembra non avere una fine. Con tutte le problematiche legate alla riduzione di personale di polizia penitenziaria che, con tre provvedimenti normativi a partire dal 2001 per arrivare alla famigerata legge Madia, hanno visto gli organici umbri e quello di Terni perdere pezzi, con il piano ferie ancora in atto e con tutti gli eventi critici accaduti in questa estate, è stato e continua ad essere difficile gestire tali afflussi di detenuti”.

“I detenuti evidentemente sono convinti non di essere in carcere a scontare una pena ma in un albergo, dove possono fare ciò che preferiscono… Ed è grave che siano stati sottovalutati gli allarmi che il Sappe dell’Umbria solleva periodicamente sulla precaria sicurezza del penitenziario ternano. Così come è grave – ribadisce Donato Capece, segretario nazionale del Sappe - che la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della polizia penitenziaria”.

Il Sappe sollecita dunque ministro e capo dell’amministrazione penitenziaria ad intervenire: “Questa di Terni è l’ennesima grave e intollerabile aggressione da parte di detenuti ai danni di appartenenti alla polizia penitenziaria. A loro va la nostra vicinanza e solidarietà nonché un ringraziamento particolare per l’intervento che nonostante le conseguenze riportare ed incuranti di qualsiasi pericolo ha permesso di bloccare i detenuti violenti. La situazione nelle nostre carceri resta allarmante e la realtà è che i nostri poliziotti continuano ad essere aggrediti senza alcun motivo o ragione. Ma è evidente a tutti che è necessario intervenire con urgenza per fronteggiare le costanti criticità penitenziari, a cominciare dal ripianamento delle carenze organiche dei reparti di polizia penitenziaria dell’Umbria”.

Il carcere di Terni finisce anche sotto la lente della Fp Cgil che osserva la situazione proprio in relazione al rapporto fra detenuti e agenti di polizia penitenziaria. “Su base nazionale, il rapporto è 1,64 detenuti per ogni unità di polizia penitenziaria, a Terni già da adesso siamo 2,77, pertanto l’ipotesi di cui ci giunge voce dal ministero, di trasferire a Terni ulteriori 60 detenuti, rappresenta una beffa per chi da anni continua a rimarcare tutte una serie di problematiche legate alla sicurezza e all’organizzazione del lavoro”.

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“Il sovraffollamento delle carceri è ormai un problema endemico che non può essere scaricato sistematicamente sul personale, costretto a continui sacrifici da un punto di vista degli orari e soprattutto della propria incolumità – affermano Giorgio Lucci, segretario generale della Fp Cgil Terni, e Claine Montecchiani, coordinatore regionale della Fp Cgil polizia penitenziaria, in servizio presso la casa circondariale di Terni - Senza contare poi i risvolti sulla sicurezza dei cittadini di una città che, fino a poco tempo fa, era ritenuta relativamente tranquilla. “Non siamo più disposti ad essere presi in giro e a sopportare tale situazione - continuano Lucci e Montecchiani - abbiamo chiesto spiegazioni alla direzione della casa circondariale di Terni. Sulla base delle risposte valuteremo insieme alle altre organizzazioni sindacali le iniziative di mobilitazione necessarie”.

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