Allarme furti, sei colpi al giorno. Le indagini: sono sempre di più i minori coinvolti

In un anno oltre 2.200 denunce, gli investigatori: non sono più soltanto reati di sussistenza, il “gruppo” cerca oggetti status-symbol come apparati tecnologici, abiti firmati e soldi

Un elemento di sospetto era emerso ascoltando le vittime di furti a Stroncone. “Le impronte digitali? Sono piccolissime, sembrano di donne o di adolescenti”, diceva Marco Bruni, annunciando la “vigilanza” che i cittadini hanno messo in piedi nel tentativo di incrementare i controlli contro i furti.

Oggi, quei sospetti trovano conferma scorrendo le pagine della relazione sull’amministrazione della giustizia in Umbria, presentata dal presidente della Corte d’appello di Perugia, Mario Vincenzo D’Aprile, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Prima i numeri

Il dossier quantifica anzitutto il peso che i reati hanno sul territorio regionale e provinciale. A livello di furti – oggetto di una serie di riunioni del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza e di un incremento delle attività di prevenzione e repressione da parte delle forze dell’ordine – dal primo luglio 2017 al 31 giugno 2018 (sono i dati che il documento prende in considerazione) nel Ternano sono stati denunciati 2.286 furti contro ignoti. Significa rilevare sei colpi al giorno. Anche se poi, i focus che si sono susseguiti in queste ultime settimane, hanno evidenziato che il fenomeno cresce nei mesi invernali – soprattutto a cavallo fra dicembre e gennaio – e quindi la situazione oggi potrebbe essere ancora ancora più consistente. A livello regionale, nello stesso arco di tempo, sono stati denunciati 14.520 furti: 40 al giorno.

L’identikit dei ladri

La relazione di D’Aprile, nel capitolo dedicato ai reati minorili, fa uno specifico passaggio legato ai furti. “Stesso discorso per i furti, che per anni hanno visto prevalentemente impegnati i minori Rom (con estrema frequenza si rileva l’impiego di giovani donne incinte), ma che da diverso tempo sono appannaggio di egiziani, marocchini, kosovari, ivoriani, sudamericani, assai di frequente in concorso con minorenni italiani, in una sorta di ‘integrazione antisociale’. La sensazione – scrive il presidente della Corte d’appello sulla base delle risultanze investigative e processuali - è che non si tratti più di reati ‘di sussistenza’, determinati da bisogni di sopravvivenza, come è stato per lungo tempo (immigrazione ‘economica’), ma che la devianza abbia come causa principale la necessità per il giovane non italiano di uniformarsi ‘al gruppo’ (sempre più eterogeneo e multietnico nella sua struttura) così da dover avere gli stessi oggetti-status symbol: apparati tecnologici sempre più sofisticati, costosi, abiti firmati, disponibilità economica per consumo di gruppo di alcol-droga, con conseguenti, quanto inevitabili, poli-abusi”.
Alle bande specializzate nei colpi di appartamento si aggiungerebbero gang di ragazzi e ragazzini che rubano non tanto per necessità, quanto per “moda”. E che lascerebbero “impronte piccolissime”.

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