Sgominata la gang di Borgo Rivo, madri e fidanzate gestivano gli affari del clan

Spaccio, operazione White Bridge della squadra mobile di Terni: dieci persone in carcere e tre ai domiciliari. La droga venduta a credito ma poi i “morosi” venivano aggrediti. Il procuratore Liguori: metodo di stampo mafioso

Dopo il blitz che a fine 2019 aveva “ripulito” la Passeggiata di Terni, adesso il supermercato della droga si era trasferito a Borgo Rivo. Cuore “commerciale” degli affari della gang sgominata nell’ambito dell’operazione “White Bridge” portata a termine all’alba di oggi dagli agenti della squadra mobile di Terni.

Sedici le misure cautelari disposte dal gip del tribunale di Terni sulla base delle trecento pagine di inchiesta condotta dal pm Camilla Coraggio, con la supervisione del capo della procura ternana, Alberto Liguori. Dieci persone sono finite in cella, tre agli arresti domiciliari, due con divieto di dimora a Terni, mentre per uno degli indagati è stato disposto l’obbligo di residenza fuori dalla città dell’acciaio.  

“Da agosto 2019 a gennaio 2020 abbiamo documentato oltre cento acquisti di stupefacenti, contestando 70 episodi di spaccio e dieci tra estorsioni, lesioni ed aggressioni”, spiega il dottor Liguori, parlando di un modus operandi da parte del clan che ricorda molto il “metodo ‘ndranghetistico o di stampo mafioso che non solo chiede il danaro che si deve a fronte della fornitura. La dilatazione nei tempi di adempimento portava ad aggressioni fisiche oltre alla confisca sociale dei beni del debitore”. In alcuni casi infatti i “morosi” sono stati obbligati ad intestare la macchina ai creditori oppure a cedere il televisore. Fatti che secondo Liguori denotano una “assoluta violenza psicofisica che non pensavo di trovare in Umbria”, tanto che le aggressioni sono state rivolte anche contro mamme e nonne dei tossicodipendenti. Per una “cattiveria che peggiore non ci può essere”.

L’età degli arrestati va da 22 a 49 anni. Sono di nazionalità italiana, tunisina, marocchina e gambiana e sono, per la maggior parte domiciliati a Terni, tranne due che abitano a Cecina, in provincia di Livorno e uno che si trova a Lodi. Tre di loro sono irregolari in Italia (due marocchini e un tunisino), mentre per l’unico gambiano si sta verificando la sua situazione sul territorio nazionale. >Gli arrestati sono tutti disoccupati e la loro unica fonte di reddito, per un giro d’affari di qualche mgliaio di euro al mese, era lo spaccio.

“Tra gli indagati – spiega il capo della Mobile, Davide Caldarozzi – ce ne sono alcuni legati alle frange ultras della Ternana”

A capo della organizzazione un pregiudicato di cui le cronache giudiziarie cominciano a parlare nel 2008 per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale, furti.

“Nel 2013 finisce in cella, ma nel 2015 ottiene il beneficio degli arresti domiciliari dove resta fino all’agosto del 2019, proprio nel momento in cui – spiega ancora Liguori – noi iniziamo la nostra attività di indagine”.

L’inchiesta si apre alla fine dell’agosto 2019, “dopo una serie di sequestri di droga che facevano convergere le indagini su una persona e che si concentravano in modo particolare fra Borgo Rivo e in alcune vie e locali del centro della città – ricostruisce il pm Coraggio – Fondamentale è stata l’attività di intercettazione telefonica che ha permesso di verificare anche che le persone coinvolte erano legate tra loro da rapporti famigliari e collaboravano nello spaccio e nella riscossione, oltre ad una serie di giovani utilizzati per la consegna e la riscossione dei crediti”.

“La mamma del capo della gang – aggiunge Liguori - custodiva in casa lo stupefacente. Anche il compagno della madre aveva un ruolo importante: accompagnava i pusher. Mentre la madre della sua compagna si occupava di cessione ed estorsione. Tre donne arrestate in questa operazione che hanno usato esse stesse violenze ed aggressioni”.

“La droga veniva spesso ceduta a credito, facendo accumulare i debiti ai clienti. E poi, quando non si saldava il conto, scattavano minacce, aggressioni e atti di vandalismo”, dice Coraggio, ricordando che in un caso un petardo è stato fatto esplodere davanti all'abitazione di uno dei morosi, danneggiando la palazzina. “Anche i famigliari degli acquirenti venivano coinvolti in questa attività. E se anche questi mezzi risultavano inefficaci, andavano a prendersi macchine, televisori”.

Ad un certo punto, l’indagine verifica anche una “scissione” nell’organizzazione criminale da cui nascono tre gruppi distinti: uno si occupa della piazza di Borgo Rivo e di alcune zone del centro di Terni. Un altro si concentra sul centro storico e un altro ancora sulla zona di largo Frankl e sul ponte Bianco (da qui il nome dell’operazione, ndr).

È stato anche verifica che uno dei “cavallini” assegnava al figlio minorenne il compito di spacciare eroina e cocaina.

Durante l’inchiesta è stato anche sequestrato mezzo chilo di droga sintetica: una miscela di anfetamina e caffeina che, almeno secondo Caldarozzi, era da diverso tempo che non si vedeva a Terni.

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Il questore di Terni, Roberto Massucci, parla di “operazione condotta in grande sinergia” ed esprime “soddisfazione e preoccupazione”. Soddisfazione perché questa attività “è andata a mettere le mani su un sistema di spaccio, dalle droghe leggere alle sostanze chimiche”. Preoccupazione “perché da qui bisogna partire per un lavoro sociale sulle parti coinvolte ed in modo particolare sui giovani”.

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