Telfer pericolosa, si va verso lo smontaggio e il restauro

Nuovo sopralluogo a Papigno dei vigili del fuoco e dei tecnici del Comune dopo la caduta di pezzo di metallo nel fiume. Già nel 2009 una perizia consigliava la "tempestiva rimozione" per motivi di sicurezza

Il sopralluogo dell'ingegner Ansuini sulla Telfer

Si va verso lo smontaggio e il restauro della passerella Telfer di Papigno. Questa l'ipotesi che starebbe prendendo piede dopo il summit in prefettura di ieri sera e alla luce del nuovo sopralluogo in corso in queste ore da parte dei vigili del fuoco dal quale è emersa "la situazione drammatica delle strutture su cui poggia la passerella". Un'operazione che si aggira intorno ai 500mila euro

Sul posto anche la polizia municipale, l'assessore ai Lavori pubblici, Enrico Melasecche, il vicesindaco Andrea Giuli, l'ingegner Donati, responsabile unico del procedimento (Rup)l'ingegner Stefano Marinozzi del Comune di Terni e un ingegnere strutturista esterno Francesco Ansuini al quale l'amministrazione ha chiesto di formulare un parere sullo stato della struttura. 

La perizia del 2009: necessaria rimozione tempestiva

Già nel 2009 una perizia firmata dall'ingegner Gianni Capra aveva giudicato "necessaria una tempestiva rimozione della passerella dal sito ove è attualmente ubicato" considerando la "sicurezza che deve essere garantita". Sempre nella stessa relazione erano state evidenziate le "difficoltà tecniche ed economiche pressoché insormontabili per un'opera di messa in sicurezza e poi di restauro della struttura". Anche in base a questo parere la passata amministrazione aveva avviato tutte le procedure per la demolizione della passerella, stanziando circa 400mila euro attraverso l'accensione di un mutuo, tra le proteste in particolare del Centro studi Malfatti che si era appellato al presidente della Repubblica. Nel frattempo comunque in questi anni sono stati già spostati e portati a terra i gasdotti di azoto e idrogeno che erano precedentemente sostenuti dalla Telfer.

IL DOCUMENTO - Le conclusioni della perizia del 2009

"La prima perizia risale a quasi dieci anni fa, è intollerabile che per tutto questo tempo una situazione di pericolo sia proseguita con le migliaia di persone che passano nella strada sottostante", dice l'assessore ai Lavori pubblici del Comune di Terni, Enrico Melasecche, annunciando che entro 24-48 ore saranno definite le modalità con cui intervenire per smontare la passerella di Papigno. 

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C'è da capire se occorrerà bloccare completamente la strada provinciale Valnerina oppure si potrà operare in maniera diversa per evitare i grossi disagi al traffico che deriverebbero dalla chiusura al traffico. "Non si può parlare di smontaggio ma di demolizione - afferma l'ingegner Ansuini - non è pensabile recuperare il ponte svincolandolo dagli appoggi perché è un ponte che è stato costruito con una tecnica che ne richiede la demolizione e non lo smontaggio. Le modalità operative possono essere diverse ma serve un progetto e prima di dire con precisione quanto tempo ci vuole occorre mettersi a tavolino". La struttura, risalente agli anni '30, è lunga circa 80 metri e pesa 90 tonnellate. 

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Il Centro Malfatti polemico

Per il Centro studi Malfatti, strenuo difensore del valore storico di un reperto di archeologia industriale come la Telfer, quella di demolire la passerella è una "missione talmente importante da unire le due ultime giunte comunali, apparentemente di colore diverso e che tanto a cuore è stata e sta ai vari assessori all’urbanistica che si sono succeduti a Terni". "Proprio due giorni fa - dice il vicepresidente Sergio Dotto -  durante una riunione del nostro centro studi, scherzando, paventavo la possibilità si verificasse quel casus belli perfetto per la demolizione. Se la memoria non ci inganna il novello demolitore (Melasecche, ndr) a suo tempo fu tra i propugnatori dell’acquisto dell’area dell’ex elettrochimico di Papigno, e non ricordo si sia preoccupato all’epoca per il grande pericolo costituito dalla Telfer, il traliccio di nessun valore, come ama chiamarlo lui. Poi si sono succedute altre Giunte e nessuno si è mai dato da fare per effettuare una minima manutenzione. Intanto lì sotto si sono persino svolte gare di rafting, è un sito costantemente frequentato da persone appassionate di questo sport, ma a nessuna autorità cittadina è mai venuto in mente di affrontare l’emergenza, o presunta tale. Secondo voi una volta appurata la gravità, è possibile che per anni sia stato consentito il traffico veicolare, lo svolgimento di gare sul fiume Nera e qualsiasi altra attività umana? Credo che nessuno, a meno di non essere folle, si sarebbe assunta una responsabilità tanto grande. Certo, interrompere l’accesso veicolare alla Cascata, con i cospicui introiti derivanti dal flusso turistico non sarebbe stato facile, per giunta in un momento di grave crisi per le finanze degli enti locali".

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