Terni “strozzata”: non solo i clan Casamonica e Spada, c’è anche l’usura di quartiere

Ottomila famiglie nelle grinfie dei cravattari, giro d’affari da almeno 200 milioni l’anno. Marini (Uilca Uil): chiedono aiuto anche commercianti e impiegati

Il paradosso reclama giustizia: Terni è fra le città capoluogo della cosiddetta “Italia di mezzo”, quella con l’indice di permeabilità all’usura più alto. Il Comune di Terni, però, è fuori dalla Fondazione umbra contro l’usura, l’associazione che tenta – in qualche modo – di intercettare questo mondo oscuro. Dentro al quale, non solo per colpa della crisi, finiscono sempre più persone.

I dati

Le ultime statistiche disponibili le ha elaborate l’Eurispes, cristallizzando il fatto che, se l’Umbria non è messa bene, Terni sta sicuramente peggio. “La nostra regione ha accusato molto i colpi della crisi – spiega Luciano Marini, segretario generale regionale della Uilca credito esattorie e assicurazioni Uil dell’Umbria e già consigliere della Fondazione antiusura - Ma non è soltanto questo il motivo che spinge imprenditori, commercianti e famiglie a chiedere prestiti in canali non istituzionali”. I dati Eurispes elaborati da Uilca dicono che nel Ternano sono circa ottomila le famiglie già finite o che rischiano di finire nelle grinfie dei “cravattari”, per un giro d’affari - fuorilegge - che si aggira almeno attorno ai 200 milioni di euro l’anno, che diventano 700 se la lente d’osservazione si allarga sulla situazione regionale. Secondo l’Eurispes, Terni ha un “indice di permeabilità” all’usura pari a 47,72 rispetto ad una media nazionale di 44,02, ad una media del Centro di 38,49 e dell’Italia di mezzo (Toscana-Umbria-Marche) di 35,54. Il dato di Perugia dice 35,79. Segno evidente che la crisi, nel Ternano, ha fatto più male. Ma non solo.

Le cause

“Senza dubbio - spiega Marini - la crisi economica è una delle cause principali. Ma poi ci sono i mutati stili di vita, inseguiti da chi un certo tenore di vita non può permetterselo ma lo vuole comunque tenere. E per farlo ricorre ai prestiti fuorilegge. Ci sono tanti che finiscono in usura a causa della ludopatia (leggi qui quanto si scommette a Terni) e poi tutte quelle persone che si trovano in una condizione di marginalità economica e che dunque, essendo non ‘bancabili’, devono ricorrere ad altri canali per ottenere un prestito”. Tra le cause che portano all’usura va annoverata sicuramente la “stretta” del mondo del credito. “Ma anche il fatto che il 15% dei comuni umbri - dice Marini - è rimasto senza sportelli bancari”. Laddove, insomma, manca un presidio, qualcun altro quello spazio lo va ad occupare.

Da dove arrivano i soldi

Il laccio che tiene più strette le mani degli investigatori è il silenzio. Le vittime dell’usura non denunciano. “L’usura lavora nascosta”, dice Franca Decandia, presidente onorario di Anvu, Associazione nazionale antiusura. Ma questo non significa che non ci sia. Probabile, piuttosto, che il mondo criminale che fa affari con le difficoltà della gente, stia moto attento anche ad evitare che in superficie appaiano quelli che gli inquirenti chiamano “reati spia” e che in qualche modo potrebbero accendere una fastidiosa luce su chi preferisce restare nell’ombra. È però evidente che se i contorni del fenomeno sono costi vasti e ricchi, gli appetiti della criminalità sono voraci. Sembra che, sempre più, sul Ternano abbiano allungato le loro mani organizzazioni strutturate come i clan Casamonica e Spada, protagonisti di quel “mondo di mezzo” che su questi affari prospera. Alla criminalità organizzata si accompagna però una “usura di quartiere”. “Vittima e carnefice vivono nello stesso contesto”, spiega Marini. E magari chi ha una significativa disponibilità di denaro contante si “offre” per risolvere le questioni economiche di chi si trova in difficoltà. Stimiamo che il prestito medio si aggiri attorno ai 10mila euro – dice Marini – che poi diventano anche più di 20mila quando devono essere restituiti”. Dalle fasce più “marginali” della popolazione ma anche da quelle categorie che “fino a qualche tempo fa non erano toccate” come commercianti, artigiani, piccoli imprenditori e “impiegati, sia pubblici che privati”.  

La politica

La situazione dunque è piuttosto complicata e rischia di infognarsi ancora di più. Soprattutto se la politica dovesse continuare a restare così “distratta e disattenta come è stata fino ad ora”, dice Marini. Facendo il gioco di chi prospera confidando proprio nel fatto che di usura non si parla.

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