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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

Le batterie di telefonisti e il trucco per non far chiamare i famigliari: così i truffatori scelgono le loro vittime

Anziani raggirati a Terni, le strategie dei criminali per individuare i bersagli da colpire e le mosse quando passano all’azione: cosa hanno scoperto gli investigatori e come difendersi

Due truffe agli anziani nell’arco di ventiquattro a Terni e una serie di elementi raccolti dagli investigatori che, messi in fila, squarciano il velo su un mo ndo che è “esploso” negli ultimi anni e che sta diventando un fenomeno sempre più diffuso.

È cronaca quasi quotidiana quella che racconta di persone – soprattutto anziane – prese di mira e che nel giro di pochi secondi vengono raggiunti al telefono, informati di un grave fatto che ha interessato un figlio, un parente, un nipote, e poi derubati di denaro contante, oggetti preziosi, gioielli. A volte, con bottini anche molto, molto sostanziosi.

Ma come fanno i truffatori a individuare la vittima, proprio quella, a sapere che il figlio si chiama proprio in quel modo, che magari è proprio fuori casa con la macchina e ad evitare che quella persona, presa dallo spavento, tenti di avere qualche conferma di quanto le stanno raccontando, chiamando un’altra persona cara?

Le strategie dei truffatori sono diverse ma, fra le tante, una tra le più “efficaci” è quella ricostruita in una serie di indagini relative agli ultimi episodi registrati in città.

Si parte dalle telefonate a tappeto e da una considerazione: il telefono in casa – molto frequentemente – ce l’hanno le persone più avanti con gli anni. Allora, qui entrano in scena delle “batterie” di telefonisti che dall’elenco telefonico selezionano qualche buona decina di nomi e numeri e cominciano a chiamare, annotando la zona di residenza. Dalle indagini effettuate, queste telefonate – nella maggior parte dei casi – partono da zone riferibili alla Campania.

Le telefonate – camuffate magari fingendosi un call center o l’operatore di una qualche compagnia di servizi - servono a “scremare” le prime potenziali vittime che vengono individuate in base ad un semplice dato: la possibile età di chi risponde all’altro capo della cornetta. Se si capisce che si tratta qualcuno avanti con gli anni, quel nome passa nel secondo elenco.

La fase due è quella operativa: ai telefonisti si aggiunge chi va fisicamente sul posto relativo alla “zona rossa” che è stata selezionata. Quindi, mettiamo il caso, in via del Rivo a Terni arrivano i truffatori che entreranno poi in azione. Anche in questo caso, due o tre persone.

Quando scatta, la trappola funziona così: il telefonista chiama il numero selezionato e all’interlocutore riferisce che – diciamo – suo figlio ha avuto un incidente d’auto. Qui entra in scena la “perizia” del telefonista che, da un dettaglio, riesce a costruire una storia credibile. Perché magari chi risponde al telefono, reagisce smentendo quella ricostruzione. E allora la telefonata finisce lì. Ma se il malcapitato dice: “Chi, Paolo?”, allora il truffatore mette in atto tutta la teatralità del caso. “Sì, Paolo”. E qui, viene illustrata la dinamica dei fatti, la gravità della situazione e la richiesta di denaro. L’anziano viene preso alla sprovvista, terrorizzato, messo alle strette. E alla richiesta di denaro non può dire dire.

Nel frattempo, il complice sul posto è avvisato dell’indirizzo e di quello che è emerso dalla telefonata e in pochi secondi si presenta alla porta. Il telefonista, intanto, non abbassa il telefono, tenendo così occupata la linea e impedendo alla vittima di avvisare qualche altro famigliare, a meno che non abbia la disponibilità di un telefono cellulare e la prontezza di usarlo. E a patto che il complice non abbia già suonato alla porta.

Perché se questo accade, la truffa è compiuta. E anche in questo caso, vale l’abilità di chi si è presentato di riuscire a farsi consegnare quanto più possibile.

Tutto avviene nell’arco di pochi minuti durante i quali la vittima è in uno stato emotivo di assoluta fragilità, di impotenza.

Arraffato il malloppo, il truffatore sparisce, spesso con una terza persona, l’autista. A meno che – come accaduto a Terni – gli investigatori non siano stati in qualche modo avvisati o si trovino sul posto, notando qualcosa di strano.

Come difendersi? Diffidando di telefonate come queste e cercando sempre – nonostante l’ansia del momento – di trovare conferma ad eventuali racconti drammatici. Spesso, sempre, sono delle menzogne, messe in atto ad arte per truffare.

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