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11 settembre, la testimonianza: “Ero a New York per l’esame di guida. Mi dissero: accosta, c’è un problema”

La pianista ternana Cristiana Pegoraro racconta come ha vissuto l’attentato di vent’anni fa: “Puzza di bruciato per mesi, sembrava un film sugli alieni. Uno shock vedere la gente cercare i parenti”

“Quel giorno ero nel Bronx, stavo facendo l’esame per prendere la patente di guida americana. A un certo punto ci bussano al vetro dell’auto. Il commissario che era accanto a me mi fa: ‘Ferma, ferma, c’è un problema’. Ci dicono di un incidente aereo alle Torri Gemelle. Accendemmo la radio della macchina e da lì a poco iniziarono ad arrivare notizie: all’inizio si pensava a un incidente. Poi però lo scenario è cambiato rapidamente”.

Cristiana Pegoraro, pianista ternana divenuta ormai un artista di fama internazionale, vive e lavora tra gli Usa e l’Italia. E negli Stati Uniti vive a Manhattan. Venti anni fa, l’11 settembre 2001, si trovava proprio a New York, insieme ai suoi genitori, che in quel periodo erano andati a trovarla: proprio nel giorno dell’attentato che ha stravolto l’immaginario collettivo e la geopolitica mondiale.

“Quella mattina - racconta la Pegoraro a Ternitoday - contrariamente al solito, sono uscita di casa molto presto perché avevo in programma l’esame per la patente di guida. Io vivo a Manhattan e dovevo arrivare fino al Bronx (al confine nord con l’area di Manhattan, ndr) e in quei giorni avevo in visita anche i miei genitori, che sarebbero poi dovuti ripartire per l’Italia proprio quel pomeriggio. Mi stavano aspettando a casa. All’inizio ovviamente era una giornata come le altre. Ho iniziato l’esame in auto con il commissario. Poi bussarono al vetro della macchina e ci dissero: ‘C’è stato un problema a New York’. A quel punto abbiamo acceso la radio: si parlava di un aereo che si era schiantato contro una delle due Torri. Si pensava a un incidente. Poi però è arrivata la notizia del secondo aereo. A quel punto è cambiato tutto”.

“Mi hanno fatto accostare e si è bloccato tutto: lì ho iniziato ad avere paura. Ci hanno mandato a casa. Il problema era che la gente scappava da Manhattan, mentre io dovevo tornarci. Era tutto bloccato: taxi, metro, erano saltati tutti i collegamenti telefonici, i miei genitori erano lontani da me e non potevo avvisarli né sapere come stavano. Si sentivano sirene e ambulanze a tutto spiano. New York era già irriconoscibile. Vedevo la gente che saliva sulle auto di sconosciuti per chiedere un passaggio, altri che urlavano, autobus di fortuna pieni di persone: uno scenario incredibile. Sembrava un film apocalittico. In tutto questo, ero sempre più in pensiero per mamma e papà. E’ stata un'odissea e dopo quattro ore sono riuscita a rientrare: i miei genitori stavano bene ed erano a casa al scuro.”.

“Abito al dodicesimo piano e dalle finestre vedevo perfettamente l’area delle Torri: c’era una nube pazzesca, enorme. Alla tv le notizie erano frammentarie. Ricordo che siamo stati circa un giorno senza sapere con esattezza cosa fosse successo. Non si parlava ancora di attentato. Paradossalmente, quella sera mia nonna da Terni riuscì a prendere la linea e ci chiamò raccontandoci le varie ipotesi che si stavano delineando, il fatto che si trattava di un attentato. Noi eravamo lì attoniti e senza parole, continuavamo a vedere in tv le stesse immagini catastrofiche della giornata”.

Non solo il giorno dell’attentato, ma anche il dopo. “Per giorni è stato tutto bloccato. E’ stato sconvolgente vedere l’esercito in strada ad ogni angolo, una città come New York paralizzata: era come vivere in un fermo immagine. Quello che mi è rimasto in mente oggi è l’immagine delle foto delle persone scomparse alle fermate della metro: come fossero lapidi di carta. Ogni volta mi si gelava il sangue. E poi porto con me anche la puzza di bruciato rimasta per mesi”.

“Nonostante tutto, gli americani si sono rimboccati le maniche e sono ripartiti. Questo è lodevole: sono stati tre mesi di sconvolgimento totale per la città, poi la vita è ripresa. Ma il mondo da quel giorno è cambiato. Porterò sempre con me questa tragica esperienza, che di certo ha cambiato anche la mia vita”.

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