Coronavirus, violenza sulle donne: "Più difficile chiedere aiuto". Storie a lieto fine per due mamme ternane

L'associazione 'Libere Tutte' di Terni aiuta le vittime di violenza, ma in questo periodo di isolamento il telefono squilla molto di meno: donne impaurite e sotto controllo, costrette a subire violenze fisiche e psicologiche. La storia a lieto fine di una famiglia

Donne costrette a vivere tutto il giorno con il proprio aguzzino tra le mura di casa, sotto controllo, con i figli spesso anche loro vittime di soprusi.

L’emergenza Covid 19 costringe a stare in casa ma per molti, soprattutto donne, si tratta di un incubo aggiunto a un altro incubo. L’ultimo caso di violenza risale a pochi giorni fa: due donne e i loro tre bambini sono scappate di casa per sfuggire ai maltrattamenti di un uomo violento. Non hanno più retto e chiesto aiuto al centro antiviolenza. Ora sono al sicuro in una casa rifugio di Terni. Una storia a lieto fine in questi giorni di costrizione in casa. Ma è un caso raro perché in questo periodo il telefono di chi è pronto a dare un aiuto non squilla più come prima.

“Il nostro servizio è attivo tutto il giorno, i nostri centri sono operativi, purtroppo però i telefoni non squillano”. La voce preoccupata è quella di Paola Moriconi, operatrice dell’associazione ‘Liberamente donna’ che gestisce vari centri umbri dedicati al fenomeno della violenza sulle donne, tra cui anche il centro ‘Libere tutte’ di Terni in via Campomicciolo e le strutture connesse. Da quando è scattata l’emergenza da Covid 19 con le regole che impongono l’isolamento e il distanziamento sociale, la situazione in tema di violenza di genere è decisamente mutata. “In questo periodo di quarantena – spiega Moriconi - è ancora più difficile per una donna vittima di violenza chiedere aiuto e noi dobbiamo poter rispondere. Le donne chiuse tra le pareti domestiche sono costrette a vivere 24 ore su 24 con ‘l’orco’, sono più controllate e hanno paura, dunque subiscono in silenzio. Ora più che mai le operatrici che si occupano di accoglienza, ascolto e ospitalità di donne, con i loro figli, sono in prima linea a combattere la violenza di genere”.  I numeri parlano chiaro: dei 114 percorsi in carico al centro fino ai primi di marzo, oggi i colloqui sono ridotti a una trentina e non più. “In questo momento siamo operativi con colloqui telefonici, anche via Skype, poche persone adesso riescono a completare il percorso perché i contatti fisici sono limitati, però i nostri centri funzionano con tutte le misure di sicurezza dettate dal decreto.

Nel centro ternano ci sono 5 donne e 7 minori ospiti tra cui un bimbo di pochi mesi. Siamo 5 operatrici che si alternano per garantire il servizio tutto il giorno, consigliamo alle donne vittima di violenza di trovare una scusa per chiamarci, di chiudersi in bagno o telefonare mentre si va a gettare la spazzatura o a fare la spesa. I nostri servizi stanno andando avanti, siamo molto preoccupate, ma siamo pronte a fare la nostra parte”.

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