Zona rossa, scontro sui fondi: “Il rimborso della Regione è poca cosa, a noi servono aiuti alimentari”

Nicchi (Lega) annuncia: protezione civile pronta a restituire i soldi al Comune di Giove. La replica del sindaco Parca: le spese sostenute per i servizi non c’entrano nulla con il sostegno promesso da Palazzo Donini

Sono più di dieci giorni che Giove non è più zona rossa. I dati relativi all’emergenza sanitaria sembrano tornare verso una lenta normalità. Ma gli strascichi lasciati dall’epidemia di Coronavirus si fanno sentire da un punto di vista economico e – dunque – sociale.

Qualche giorno fa, era stato il sindaco Alvaro Parca a lanciare un appello di solidarietà, ricordando che i fondi per i buoni spesa concessi dal Governo erano esauriti, così come il contributo che l’amministrazione comunale aveva concesso alla parrocchia del paese (tremila euro) per l’acquisto di pacchi alimentari, era stato utilizzato. “Stiamo aspettando gli aiuti promessi dalla Regione”, aveva detto Parca.

E ieri, sembrava che le nubi nere sopra Giove cominciassero a diradarsi. “La Protezione civile dell’Umbria ha chiesto al sindaco di Giove di comunicare le spese sostenute per aiuti alimentari e per altri generi che riguardano l’igiene personale e delle abitazioni ai fini del rimborso delle stesse spese effettuate durante il periodo della zona rossa”, ha affermato in una nota il consigliere regionale Daniele Nicchi (Lega, presidente della Prima commissione e già sindaco di Attigliano), rendendo pubblico il documento inviato al sindaco Alvaro Parca.

Nicchi, facendo alle dichiarazioni in cui il sindaco di Giove diceva di aver terminato i fondi a sua disposizione, evidenzia che “la lettera della protezione civile è stata inviata l’11 maggio scorso e fa riferimento a tre ordinanze firmate dalla presidente della Giunta regionale Donatella Tesei relative ai Comuni di Gualdo Cattaneo e Giove. Non bisogna dimenticare l’impegno che l’amministrazione regionale ha messo a disposizione per la tutela della salute della popolazione di Giove, che si è tradotto anche nel sostenere le spese delle famiglie per gli acquisti di prima necessità”.

“Mi spiace dover correggere le dichiarazioni del nostro rappresentante territoriale in Regione – ha però scritto il sindaco Parca in una comunicazione sulla pagina facebook del Comune di Giove - ma, per amore della verità e dei fatti devo precisare necessariamente due fatti: la richiesta cui si riferisce il consigliere Nicchi è arrivata in comune questa mattina (13 maggio) alle 9.20, con protocollo 2189, come potranno facilmente verificare i consiglieri di minoranza di sua parte politica che hanno libero accesso al protocollo informatico. La richiesta riguarda il rimborso delle spese sostenute dal Comune nel prestare servizi alla popolazione e non dei beni erogati alla popolazione in quanto il Comune ha erogato servizi (portato a domicilio centinaia di spese, farmaci, mascherine ed altri beni di prima necessità) e non beni perché, purtroppo, non aveva beni da distribuire (tranne i tremila euro erogati alla parrocchia e distribuiti dalla Caritas sotto forma di pacchi alimentari). I servizi suddetti sono stati tutti effettuati sotto forma di volontariato e quindi praticamente a costo zero per il Comune ed i cittadini, se si eccettuano le spese di carburante e dei pasti per i volontari di altre zone”.

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“Quindi – conclude Parca - il rimborso che la Regione potrà erogare al Comune sarà ben poca cosa e, soprattutto non ha nulla a che vedere con gli aiuti alimentari promessi dalla regione. e che stiamo ancora aspettando”.

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