Acciaierie, l'Ugl indica la strada: Ast sfidi i mercati esteri

Il segretario Francescangeli: "Un mix di acciai caldi e freddi e una quota di produzione di almeno il 10% fuori confine ma servono i 2400 dipendenti dell’accordo 2014”

Le acciaierie di Terni

Rafforzare la rete commerciale per sfidare i mercati esteri e la concorrenza asiatica con la qualità delle produzioni. L’Ugl prova a indicare la via ad Ast all’indomani del deludente incontro a Roma sul piano industriale e nel solco delle richieste arrivate in queste ultime ore all’ad Burelli di modificare le linee per il prossimo biennio.

“C’è una forte concorrenza asiatica che orienta la produzione - dice il segretario provinciale Daniele Francescangeli - dove non sono presenti dazi, creando grandi  difficoltà ai produttori Europei. Ast cosa sta facendo per fronteggiare questo problema? Noi riteniamo che se sul nuovo piano industriale ci sarà il rafforzamento della rete  commerciale con il giusto mix di acciai freddi e caldi - sostiene - occorrerà ritornare ad una collocazione sui mercati esteri che a nostro giudizio non deve essere inferiore a un 10% della produzione. Questo rappresenterebbe un ottimo risultato in grado di resistere alle bordate dei concorrenti asiatici”.

Per l’Ugl tuttavia “gli investimenti devono essere in linea con il piano del 3 dicembre 2014 ossia non meno di 40 milioni l’anno, determinando un incremento della capacità produttiva sui freddi. Secondo le loro dichiarazioni, in base alle quali oggi siamo di nuovo strategici, si deve ripartire dagli standard occupazionali attuali. Occorrono 2400 unità dirette  a sopperire a tutte le ore di straordinario che i lavoratori sono costretti  ad effettuare per rimanere in linea con 1 milione di tonnellate annue di

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“Attendiamo gli sviluppi dei vari incontri già calendarizzati - conclude- per rimuovere le posizioni aziendali, altrimenti chiederemo l’immediato coinvolgimento del Governo”.

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