Economia

Fuga dalla scuola, seimila ragazzi abbandonano dopo la licenza media: “Una piaga sociale”

Il dossier della Cgia di Mestre: stop alla formazione in Umbria per undici giovani su cento tra 18 e 24 anni. L’associazione: problema che continuiamo a sottovalutare e che, assieme alla denatalità, sta contribuendo a mettere in difficoltà tantissime aziende

“Sono 543mila i giovani che l’anno scorso hanno abbandonato la scuola prematuramente. Ragazzi che nella stragrande maggioranza dei casi hanno deciso di lasciare definitivamente il percorso di studi dopo aver conseguito solo la licenza media. Una piaga sociale che non può essere associata al Covid: da molti decenni, infatti, siamo tra i Paesi europei con il più alto tasso di dispersione scolastica tra i giovani. Un problema che, purtroppo, continuiamo a sottovalutare e che, assieme alla denatalità presente nel Paese, sta contribuendo a mettere in difficoltà tantissime aziende”.

A dirlo è l’ufficio studi della Cgia, associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, nel dossier che analizza la difficoltà di molte piccole e medie imprese che “con i primi segnali di ripresa economica avvertiti in questi ultimi mesi, molte Pmi, in particolar modo del Nord, sono tornate a denunciare la difficoltà di reperire figure professionali con elevati livelli di specializzazione. Una problematica ascrivibile alla difficoltà di far incrociare la domanda con l’offerta di lavoro, anche perché continua a rimanere del tutto insufficiente il livello delle conoscenze e delle competenze tecniche dei nostri giovani”.

“E nei prossimi anni – rileva ancora la Cgia - con l’avvento della cosiddetta “rivoluzione digitale”, queste criticità rischiano di assumere dimensioni ancor più preoccupanti. Segnaliamo, infatti, che anche gli ultimi dati presentati dall’Unioncamere, evidenziano che del milione e 280mila nuove assunzioni previste dalle imprese italiane tra luglio e settembre di quest’anno, quasi il 31 per cento sarà difficilmente reperibile. In termini assoluti stiamo parlando di circa 400mila posizioni lavorative inevase”.

In base all’elaborazione che la Cgia di Mestre ha fatto su dati Istat, la stima dei giovani con età compresa fra 18 e 24 anni che abbandonano prematuramente studi o percorsi di formazione in Umbria sono circa 6mila, pari all’11,2% della popolazione di riferimento. La media nazionale è del 13,1%: il dato peggiore è quello relativo al Mezzogiorno (253mila giovani, 16,3%), seguito dal nordovest del Paese (124mila giovani, 11,8%), centro (89mila, 11,5%) e nordest (77mila, 9,9%). La buona notizia è che quasi ovunque a livello nazionale, fatta eccezione per la Calabria, la percentuale di giovani che hanno lasciato il percorso scolastico o di formazione è passata in Umbria dal 12,9% del 2010 all’11,2% del 2020. Riduzione che però nel cuore verde d’Italia è stata meno marcata rispetto al dato delle altre regioni, con una media nazionale pari a -5,5% nell’ultimo decennio.

Altro elemento di allarme è legato al fatto che “la dispersione scolastica in Italia è otto volte superiore ai cosiddetti cervelli in fuga. Nel 2020 – dicono dalla Cgia - sono stati 543mila gli studenti che hanno abbandonato prematuramente la scuola. Un numero molto elevato se confrontato con i 68mila giovani con un titolo di studio medio-alto che, invece, si sono trasferiti all’estero per ragioni di lavoro. Due problematiche estremamente delicate che, purtroppo, continuano ad avere livelli di attenzione molto diversi da parte dell’opinione pubblica. Se l’abbandono scolastico non è ancora avvertito come una piaga educativa con un costo sociale importante, la fuga all’estero di tanti giovani diplomati o laureati lo è, sebbene il numero della prima criticità sia molto superiore a quello della seconda”.

Ancorchè la “fuga” dai banchi di scuola sia in calo in tutta Europa, nel 2020 l’Italia si è collocata al terzo posto tra i 19 paesi dell’area euro per abbandono scolastico tra i giovani in età compresa tra 18 e 24 anni. In Italia la percentuale è stata del 13,1% (pari a 543mila giovani), solo Malta (16,7%) e Spagna (16%) presentano dei risultati peggiori. La media dell’area euro si attesta al 10,2% (quasi 3 punti in meno che da noi). Tra il 2010 e il 2020 la contrazione del fenomeno in Italia è stata di 5,5 punti percentuali, pressoché in linea con la media UE (-5,2 punti percentuali).

A livello territoriale sono le regioni del Sud a registrare i livelli più elevati di dispersione scolastica. Nel 2020, ad esempio, in Sicilia il 19,4% dei giovani ha lasciato la scuola prima del conseguimento del titolo di studio di secondo grado (diploma professionale, diploma di maturità, etc.). Seguono la Campania con il 17,3% e la Calabria con il 16,6%. Preoccupa la situazione di quest’ultima regione che rispetto a tutte le altre è l’unica in controtendenza rispetto al dato relativo al 2010: l’abbandono scolastico in questi ultimi 10 anni, infatti, è aumentato di 0,6 punti percentuali. Abruzzo (8%), Friuli Venezia Giulia (8,5%), Molise (8,6%) e Emilia Romagna (9,3%) sono le regioni più virtuose.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Fuga dalla scuola, seimila ragazzi abbandonano dopo la licenza media: “Una piaga sociale”

TerniToday è in caricamento