Acciaieria “verde”, Fiom chiama Ast: sostenibilità sfida impegnativa, serve un esercito preparato

Le criticità da risolvere e i punti di forza del polo siderurgico ternano nel convegno organizzato dal sindacato: Thyssen testimoni coi fatti la centralità di viale Brin

CI sono criticità ancora da risolvere e punti di forza su cui fare leva per affrontare la sfida della sostenibilità e dunque entrare nel futuro della siderurgia. Ma adesso serve che Thyssen testimoni coi fatti la “centralità di viale Brin”.

Si è parlato di questo nell’ambito del convegno “Siderurgia, lavoro, sviluppo” organizzato ieri da Fiom Cgil di Terni che ha visto confrontarsi con il sindacato Enrico Gibellieri, delegato del comitato economico e sociale europeo, Luigi Rossetti, dirigente sviluppo economico Regione Umbria, Giancarlo Marchionna, responsabile del servizio prevenzione sicurezza ambiente e lavoro di Terni, Antonio Iannoni, ricercatore nel campo dei materiali e del riciclo, Luca Proietti, direttore di Arpa area Umbria Sud-Sicurezza.

“Come Fiom abbiamo sempre messo al centro delle nostre rivendicazioni la sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni – ha detto nella sua introduzione Claudio Cipolla, segretario generale della Fiom Cgil di Terni - inserendola nella contrattazione di secondo livello e sacrificando anche pezzi di salario per questo. Oggi, siamo consapevoli che Ast, seppure in presenza di criticità ancora da risolvere, ha un vantaggio strategico nella sfida della decarbonizzazione – ha aggiunto Cipolla – perché produce inox, materiale completamente riciclabile attraverso la rifusione, e lo fa con forno elettrico”.

Un vantaggio che Terni dovrà “giocarsi” con convinzione nei prossimi anni, attraverso investimenti consistenti che “testimonino con i fatti la centralità per Thyssen dell’impianto di viale Brin”, ma anche attraverso scelte sul piano occupazionale che vadano nella direzione della stabilità: “Perché – come ha osservato Enrico Gibellieri - non si può affrontare una sfida così impegnativa senza un ‘esercito’ preparato e all’altezza”.

Nella discussione sono emerse criticità ancora da risolvere, ma anche dati significativi sul piano ambientale e della salute dei lavoratori. Ad esempio, Giancarlo Marchionna ha sottolineato come dai controlli biologici effettuati periodicamente all’interno della fabbrica emerga che nelle urine dei lavoratori non sono presenti cromo e nichel in quantità superiore alla media della popolazione generale. Importante anche il progetto di recupero scorie, fortemente voluto dalle organizzazioni sindacali sin dal 2012 e che sembra ora in procinto di partire, anche se interesserà solo una parte dell’enorme quantità di scorie prodotta ogni anno, oltre 300mila tonnellate (si pensi – come ha ricordato Antonio Iannoni – che l’intera Umbria produce circa 500mila tonnellate di rifiuti urbani all’anno).

“Questa importante discussione – ha detto nelle sue conclusioni Gianni Venturi, segretario della Fiom Cgil nazionale – dimostra che lavoro e ambiente non sono e non devono essere in contrapposizione. Noi abbiamo bisogno di un approccio che non guardi solo alla sostenibilità dentro il ciclo, ma che si allarghi all’utilizzo del prodotto e alla sua trasformazione finale. Il fatto che a Terni si sia fatta la scelta, da noi fortemente sostenuta, di investire sul riciclo delle scorie non rappresenta la soluzione del problema, ma è un fatto importante. Questo deve essere solo l’inizio – ha aggiunto Venturi – perché esistono grandi margini di miglioramento”.

La prossima settimana, il 14 giugno, abbiamo lo sciopero dei metalmeccanici – ha concluso il segretario Fiom – e questo sciopero ha molto a che fare con la discussione fatta qui oggi. Al centro della mobilitazione, infatti, abbiamo posto il futuro dell’industria metalmeccanica e dalle piazze vogliamo mandare un messaggio forte alle imprese e al governo: a questo paese non serve la flat tax, servono politiche industriali e investimenti che segnino un cambio di passo per le lavoratrici e i lavoratori di questo paese”.

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