“La grande corazzata dell’industria tedesca non sarà più la stessa”

Il futuro di ThyssenKrupp e le ricadute su Ast: se ne parla a Bruxelles nel meeting di IndustriAll Europe. La Uilm: tutelare attività industriali e occupazione

Un gigante: 42 miliardi di fatturato, 160mila dipendenti sparsi in 78 Paesi nel mondo. Che rischia però di avere i piedi d’argilla. Eccolo il paradosso del colosso dell’acciaio ThyssenKrupp, “la grande corazzata dell’industria tedesca” che rischia di non essere “più la stessa”.

Presente e futuro di Tk, e dunque di Ast, sono stati al centro del meeting che a Bruxelles ha riunito la rete dei sindacati affiliati ad IndustriAll Europe a cui hanno partecipato 30 delegati in rappresentanza di Germania, Spagna, Francia, Italia e Svezia. E dal quale è emerso una “situazione preoccupante sulle prospettive del gruppo”. “Le scelte che si stanno determinando, hanno detto il segretario di IndustriAll, Luc Triangle e il coordinatore del CAE di ThyssenKrupp, Markus Grolms, “sembrerebbero avere una natura esclusivamente finanziaria per risolvere il problema dell’enorme indebitamento accumulato dalla multinazionale negli ultimi 10 anni. Un debito che sembrerebbe avere assunto un valore pari a circa 7/9 miliardi di euro accumulato, nel tempo, a causa di investimenti rivelatisi sbagliati, a partire da quelli effettuati in Brasile ed in Alabama”.

“La decisione degli azionisti di voler contestualmente realizzare la costituzione della joint venture con Tata Steel (50/50%) per le produzioni dell’acciaio al carbonio e quella della separazione delle altre attività in due Divisioni, Industrials e Materials AG – è stato ribadito nel corso del meeting - potrebbe rivelarsi un’operazione difficile. Inoltre, quello che sembrerebbe emergere in questa fase, è il disaccordo fra gli stessi più grandi azionisti della multinazionale (Fondazione Krupp, Civen, Elliot) su quali scelte compiere: soluzioni con interventi di distribuzione del debito complessivo nelle diverse società, per limitare l’impatto sulle realtà industriali e provare a dare una prospettiva al gruppo, oppure fare scelte di tagli netti, a partire da quello occupazionale, che ricevono maggiori gradimenti da parte del mercato o piuttosto procedere con un importante processo di dismissioni, fra l’altro in parte già avviato, per fare cassa? Questa aspra discussione interna fra gli azionisti ha già determinato una successione di dimissioni di top manager del gruppo a partire da Heinrich Hiesinger.

“Per quanto riguarda l’Italia – sottolinea la Uilm nazionale - prioritariamente, soprattutto perché ritenuta strategica per la siderurgia italiana nelle produzioni inox, saremo attenti a seguire eventuali riflessi che si potrebbero determinare su Acciai Speciali Terni; ma la stessa Berco, altrettanto importante realtà industriale italiana, ne potrebbe essere coinvolta. Come Uilm ci auguriamo che quanto prima ci sia uno scenario di certezza. Abbiamo già sollecitato il Governo a monitorare l’evolversi del processo di riorganizzazione della multinazionale tedesca ed aprire un confronto diretto con la Germania per tutelare attività industriali ed occupazione. Nel frattempo che si definisca meglio la strategia Thyssenkrupp e si individuino iniziative comuni sindacali e governative, italiane ed europee, occorrerà svolgere una costante azione a livello di singole realtà industriali, a partire proprio dal confronto sul nuovo piano industriale di AST Terni, che si è avviato in questo mese, a tutela dell’occupazione e della capacità produttiva”.

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