Ast, il piano non piace a nessuno: "Così Terni si ridimensiona"

I sindacati chiedono ai vertici delle acciaierie di cambiare i programmi, FdI e Forza Italia si appellano a Regione e Governo: "Rispettino gli impegni"

Le acciaierie di Terni

"Per molto meno in passato si sono messe in piedi grande proteste". La frase che un sindacalista delle acciaierie si lascia scappare all'indomani dell'incontro a Roma con l'ad di Ast, Massimiliano Burelli, per discutere del piano industriale la dice lunga sulle preoccupazioni che serpeggiano tra i rappresentanti dei lavoratori. Perché per la verità, malgrado i proclami della Thyssen Krupp sulla strategicità dello stabilimento di viale Brin, nemmeno i sindacati si aspettavano fuochi di artificio ma passare da un piano di contenimento, e sostanziale proroga di quello attuale come aveva annunciato lo stesso Burelli, a un piano di ridimensionamento è difficile da digerire. E l'attesa conferma di utili intorno ai 100 milioni di euro anche per il bilancio 2018 non hanno l'effetto di indorare la pillola.

Tutti macronumeri forniti dal management di Ast sul prossimo piano biennale portano il segno meno rispetto alla situazione attuale con la produzione dell'area a caldo che passerà da 1 milione di tonnellate a 940mila anche in virtù dell'impatto che stanno avendo sul mercato dell'acciaio i prezzi dei prodotti che arrivano dall'Indonesia e in generale dall'Asia dove un laminato a freddo viene venduto a 1.960 euro a tonnellata, cifra inferiore a quella di produzione per Ast. Per la linea Laf il piano prevede una riduzione di circa 48mila tonnellate al mese mentre già nell'ultimo mese il black ha avuto una flessione di circa il 60% con 7mila tonnellate prodotte a fronte delle 20mila preventivate. Nel piano anche una riduzione della forza lavoro, dai 2374 più gli interinali, a 2300 e degli investimenti, 40 milioni di euro in due anni, al netto delle manutenzioni, contro i 184 milioni sostenuti dopo l'accordo del 2014.

Insomma, motivi per protestare da parte dei sindacati ce ne sarebbero ma questo sembra essere al momento solo il primo tempo di una trattativa che riprenderà già il prossimo 30 novembre. E il pressing per far cambiare il piano è già iniziato.  

La Fim Cisl: si alimenta incertezza

"Ci siamo trovati di fronte all’illustrazione di una serie di linee guida generiche rispetto al sito - commentano il segretario della Fim Cisl Terni, Simone Liti, e il coordinatore nazionale Fim Cisl Gruppo ThyssenKrupp, Raffaele Apetino - senza un preciso piano industriale, ma con  un calo dei volumi produttivi e degli investimenti e dell’occupazione. Questo atteggiamento e la mancanza di chiarezza non fa altro che alimentare un clima di incertezza per i lavoratori e il futuro del sito che si aspettano risposte certe e soprattutto chiarezza rispetto all’occupazione. Riteniamo che a fronte di una ritrovata strategicità all’interno della ThyssenKrupp, Ast debba essere chiara rispetto alle intenzioni e presentarsi a questi appuntamenti con un progetto che sia seguito ad investimenti sugli impianti e sul personale in modo da poter reggere la sfida globale in un settore sempre più competitivo. Durante l’incontro abbiamo ribadito all’ad come è necessario avere per il sito di Terni subito un piano industriale chiaro su consolidamento, investimenti e occupazione. Anche il Governo deve fare la sua parte, serve un sostegno nel versante energetico fondamentale per mantenere concorrenziale il sito ternano. Pertanto come Fim Cisl chiediamo all’attuale management di Ast un atto di responsabilità nei confronti dei lavoratori, ma anche della città, che nel 2014 hanno accettato la scommessa dopo la grande vertenza e verso un territorio con una la crisi ancora in corso. Riteniamo indispensabile che nell’incontro del 30 novembre prossimo sul piano industriale nella fase di negoziato si facciano  significativi passi in avanti nella definizione dei contenuti e che possa collocare Ast in un percorso di consolidamento e sviluppo visto anche gli utili prodotti in questi anni. Come riteniamo assolutamente importante avere  risposte concrete nell’avvio della discussione sulla piattaforma integrativa".

La Fiom Cgil: Tk vuole indebolire Terni

"Deludente" è la parola utilizzata dalla Fiom Cgil per definire il piano presentato dai vertici di Ast. “L’accordo al ministero dello Sviluppo economico del dicembre 2014 – dichiarano Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom, e Claudio Cipolla, segretario generale della Fiom di Terni – che aveva come obiettivo principale nel primo biennio il raggiungimento del pareggio di bilancio e il mantenimento dell’assetto impiantistico con degli impegni precisi sui volumi, sulla strategicità delle ex business unit e sui livelli occupazionali, ci ha impegnato in un grande sforzo per avviare una fase di sviluppo e rilancio in grado di sfruttare le positive opportunità di mercato che oggi ci sono nel settore degli acciai speciali. Impegni indispensabili e decisivi, soprattutto a seguito delle dichiarazioni che la stessa ThyssenKrupp ha fatto qualche settimana fa sul ruolo strategico e irrinunciabile del sito ternano all’interno del gruppo multinazionale.”

“Il piano industriale presentato ieri non va in questa direzione - continuano - evidenziando una profonda incoerenza tra quanto si dichiara e quanto si mette in campo. Le linee guida indicate dall’amministratore delegato prevedono infatti, nel biennio prossimo, volumi inferiori al milione di tonnellate annue, un assetto alla fine del 2020 di 2.300 occupati ma, soprattutto, investimenti esigui per un'azienda che intende giocare un ruolo decisivo tra i player del mercato dell’inox. Emerge con forza – continuano – una situazione che sembra di 'galleggiamento' anche a fronte dell’assenza di progetti commerciali e iniziative industriali che provano ad andare nella direzione opposta di quanto determinato fino ad oggi. Segnali preoccupanti che rappresentano, a nostro avviso, una scelta precisa di ThyssenKrupp. Scelta non condivisibile che rischia di indebolire ulteriormente il sito di Terni invece di potenziarlo e rilanciarlo. Questioni sulle quali come Fiom abbiamo espresso la nostra posizione di non condivisione invitando l’azienda nel prossimo incontro, programmato per il 30 novembre, a modificare in modo sostanziale l’impostazione proposta".

“È evidente – concludono Rappa e Cipolla – che rimane fondamentale, dopo gli incontri programmati, il passaggio decisivo al ministero perché il futuro di Ast non può essere deciso in qualche stanza di un albergo romano ma con impegni precisi che ThyssenKrupp dovrà assumersi di fronte al governo italiano.”

Le reazioni della politica

Anche dal mondo della politica arrivano reazioni preoccupate. "Seppure ancora in presenza di un bilancio in utile - afferma il gruppo consiliare in Comune di Fratelli d'Italia - non possono essere sottovalutati i rischi di un calo di produzione rispetto agli annunci del piano industriale con una drastica riduzione degli investimenti nei prossimi due anni e un annunciato ricorso al taglio di 70-80 posti di lavoro a fronte di un utilizzo spinto della turnazione e degli straordinari. Se sono ineluttabili le responsabilità dei precedenti Governi nel non aver ancora dopo anni risolto le questioni infrastrutturali quali Terni- Porto di Civitavecchia, Bretella Terni Est, costi energetici, che fanno avere al prodotto italiano un costo di produzione superiore a quello di vendita degli acciai orientali, la necessità delle istituzioni locali è quella  di rilanciare la spinta verso il governo centrale affinché dia impulso e sblocchi tutto quanto nelle sue competenze per ridare qualche minima certezza a questo territorio, nonché verso la Regione Umbria dileguatasi nell’ utilizzo di quei fondi per la riconversione industriale ed il ricollocamento verbalmente promessi dopo il Piano Morselli". 

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Attacca il Governo il deputato ternano di Forza Italia, Raffaele Nevi. "È ora che la smetta di occuparsi solo di crisi industriali, che tra l’altro non riesce a risolvere - dice - e cominci a prestare attenzione a ciò che fanno le multinazionali straniere che gestiscono produzioni strategiche per il paese. Tra queste spicca la produzione di acciaio e in particolare quello inossidabile che viene prodotto a Terni. Le notizie che sono arrivate dai vertici della multinazionale durante l’incontro con i sindacati sono allarmanti e sollecitano un intervento deciso del Governo prima che sia troppo tardi. Forza Italia ha sollecitato più volte la necessità di ridefinire un nuovo patto con la multinazionale affinché ci sia un programma di sviluppo, e non di declino, a fronte del quale lo Stato dovrebbe assicurare attenzione ai cosiddetti vantaggi competitivi riconoscendo la strategicita’ della produzione di inox per il nostro paese. In sostanza si tratta di fare quello che nel 2004 fu fatto dal Governo Berlusconi con l’aiuto di Antonio Tajani dall’Europa, e poi farlo rispettare come successe all’epoca. Certamente per fare questo occorre un governo serio e autorevole".

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