Autotrasporto, parcheggi vuoti e autisti senza lavoro: la minaccia che arriva dall’est

Costo del personale all’osso, sicurezza a rischio: così i vettori d Bulgaria, Polonia e Romania spazzano via le imprese ternane. Cosa ne pensano Confindustria e Confartigianato

“Basta fare un giro per i piazzali delle imprese ternane: l’80% dei camion parcheggiati ha una targa straniera, soprattutto di Bulgaria e Bielorussia. Ma anche di Polonia e Romania. Negli ultimi anni il trasporto italiano non è stato competitivo con i vettori dell’est europeo”. La sintesi di Riccardo Morelli, presidente della sezione trasporti di Confindustria Umbria è semplice ma chiara. Così come l’opinione di Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni: “Questa tendenza impatta sulla sicurezza e sulla competitività”.

Gli ultimi incidenti che si sono verificati nel tratto umbro dell’A1 riportano al centro del dibattito una questione che ormai si trascina da anni. Fatalità e responsabilità penali non possono infatti essere sufficienti a spiegare un dato di fatto. Entrambi gli incidenti sono stati innescati da autisti stranieri. Il primo, arrestato con l’accusa di omicidio colposo plurimo per la morte di padre e figlio, è un bulgaro di 49 anni. Il secondo, che col suo tir ha tamponato altri due mezzi pesanti ed un furgone, morendo carbonizzato dopo l’impatto, è un polacco. Di appena vent’anni. Entrambi lavoravano per vettori stranieri.

Negli ultimi anni 20mila imprese su centomila hanno chiuso i battenti – spiega Franceschini – E molte altre hanno delocalizzato”. Spostando, soprattutto ad est, la sede di lavoro. “Qui il costo del lavoro è molto più basso: un autista ha uno stipendio annuale di 20/23mila euro a fronte di un costo italiano che oscilla fra i 50 ed i 58 mila euro”, gli fa eco Morelli. Inoltre, costi di gestione sono più bassi: bollo, assicurazione, burocrazia consentono di offrire servizi a prezzi molto più vantaggiosi. Anche grazie a “sovvenzioni che sono state messe a disposizione dai loro governi centrali”, aggiunge Morelli.

Tutto questo, spesso a dispetto della sicurezza. “La normativa di riferimento è europea – spiega Morelli – ma le aziende italiane sono più attente alla sicurezza: garantiscono formazione, controlli, verifiche sanitarie. Gli autisti italiani hanno una professionalità probabilmente superiore”. “Il fatto è che non ci sono adeguati controlli - dice ancora Franceschini – Il cronotachigrafo dice chiaramente per quanto tempo un autista ha guidato e se dunque ha agito secondo le regole o meno”. E proprio grazie a questa rete che non sempre si stringe a dovere, i vettori che arrivano dall’est coprono tratte ed eseguono trasporti anche quando non potrebbero. “Secondo la legge dovrebbero effettuare un trasporto a settimana, ma dal momento che si trovano in Italia, fanno più servizi. Ovviamente a costi molto più bassi”.

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“Fino a qualche anno fa, l’80% delle imprese ternane coprivano tratte internazionali. Oggi ce ne sono al massimo un paio”, è la constatazione di Morelli. A significare che si perdono quote di mercato oltre i confini nazionali e anche in Italia. In dieci anni il traffico merci internazionale da e verso l’Italia gestito da vettori di Paesi a basso costo del lavoro delle imprese di trasporto è cresciuto del 78,3% a fronte di un calo del 62,6% dei vettori italiani e del 52,1% di altri Paesi come Germania, Spagna, Francia ed Austria.

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Il risultato è che le aziende chiudono o fuggono, “i parchi veicolari si sono ridotti del 40%”, le persone restano senza lavoro oppure c’è “carenza di autisti”. Come uscirne? “Servono proposte per far tornare le aziende competitive – dice Morelli – agendo sui costi di gestione e sui costi del personale. Purtroppo la politica finora ha fatto finta di non accorgersi della situazione”. “Però nel frattempo – conclude Franceschini – abbiamo perso l’80% delle nostre aziende”.  

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