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Made in Umbria, quello vero: “Non mi arrendo al Covid e innovo: scarpe artigianali da 50 euro”

Una produzione calzaturiera di qualità che ha investito a San Venanzo con 40 dipendenti e commesse importanti. Ma ora paga lo scotto della crisi e del mercato al ribasso delle grandi catene. E si promuove sulla pagina Io compro umbro

Forse non tutti sanno che in Umbria esistono anche ditte artigianali che producono calzature di qualità. Roberto Giuriola, 36 anni, è nato in Veneto, dove la sua famiglia aveva una ditta di calzature, ma dal 2004 l’attività si è spostata in Umbria a San Venanzo, con la prospettiva di rinnovarsi e di migliorare, in società con un produttore locale di tomaie.

Negli anni l’attività è infatti cresciuta, lavorando su produzioni completamente artigianali e di qualità, assumendo fino a 40 dipendenti e prendendo commesse importanti prima con Primigi e ora con la casa di moda Salvatore Ferragamo.

“La nostra capacità produttiva - spiega Giuriola - è di 500 paia di scarpe al giorno, per un totale di 100.000 l’anno. Da quando è arrivato il Covid, però, tutto questo si è fermato. Dopo uno stop di mesi, ho iniziato a promuovere i nostri prodotti attraverso la pagina Facebook Io compro umbro e sul mio profilo personale. La cosa più difficile, infatti, è proprio quella di far conoscere i nostri prodotti di qualità ai nostri corregionali. Ho iniziato a produrre una linea di scarpe sullo stile di un modello che aveva molta fortuna negli anni 90, utilizzando materiali di alta qualità ma che avevo in magazzino. In questo modo posso proporre in vendita una scarpa a 50-60 euro che è realizzata completamente in Umbria e a mano, con il medesimo know how che utilizzo per i grandi marchi, ma a un prezzo abbordabilissimo”.

La crisi, dunque, aguzza l’ingegno e la manualità, ma in un momento tanto difficile, con 40 dipendenti in totale tra la propria ditta e quella del socio a cui garantire uno stipendio, questo non basta: “Questa trovata - spiega l’imprenditore - basta appena alla mia sussistenza, ma per mandare avanti l’attività si deve muovere qualcosa di più grande. Attualmente il nostro cliente principale ci ha commissionato 40.000 paia di scarpe e così abbiamo ripreso la produzione lavorando 4 giorni a settimana e sfruttando la cassintegrazione, ma per affrontare serenamente il 2021 ci vuole qualcosa in più”.

Storie come quella di Roberto e di tanti imprenditori “della porta accanto” servono a farci cadere il velo dagli occhi e scoprire che nel nostro territorio esistono realtà produttive di alta qualità e “ad alto fattore umano”: il nostro vicino di casa, insomma, lavora e sopravvive se noi acquistiamo i suoi prodotti e l’Umbria, inaspettatamente per alcuni, ha una vivacità e una capacità produttiva e artigianale tutte da valorizzare.

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