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Sabato, 3 Dicembre 2022
Economia

Imprese alla "sfida" del caro bollette, il rapporto di Banca d'Italia: la spesa per l'energia ha frenato lo slancio

Bene i primi mesi del 2022, poi la situazione generale ha creato sfiducia. E molte aziende rischiano di non reagire al colpo

Nella prima parte del 2022 l’attività economica umbra ha continuato a crescere in misura sostenuta, favorita da una domanda robusta in tutti i principali settori, per poi subire una brusca frenata a causa anche dell’aumento dei costi dell’energia e l’incertezza sul quadro internazionale Lo evidenzia l’aggiornamento congiunturale di Banca d’Italia per l’Umbria, presentato oggi.

Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale elaborato dalla Banca d’Italia, nel primo semestre dell’anno il Pil dell’Umbria è cresciuto del 5,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in linea con l’andamento registrato a livello nazionale. Il progressivo deterioramento delle condizioni di offerta e l’inflazione eccezionalmente alta, rileva ancora l’aggiornamento, “hanno tuttavia peggiorato profondamente le aspettative di imprese e famiglie e rappresentano un forte freno al futuro sviluppo del prodotto regionale”.

I forti rincari dei beni energetici e di altri input produttivi e il permanere delle tensioni geopolitiche hanno deteriorato la fiducia di imprese e consumatori. Secondo i dati dal rapporto, “la spesa per energia elettrica e gas è arrivata a rappresentare oltre il 10 per cento dei costi totali per acquisti di beni e servizi per un terzo delle imprese industriali. I margini economici si sono compressi a causa delle difficoltà di trasferire interamente sui listini i maggiori costi di produzione”. La liquidità, pur rimanendo su livelli elevati, “ha iniziato a risentire del crescente fabbisogno di circolante, soddisfatto dalle imprese di medie e grandi dimensioni anche attraverso un più ampio ricorso ai prestiti bancari; si è invece interrotta la crescita del credito alle aziende dei servizi e i finanziamenti destinati a quelle più piccole sono tornati a flettere”.

L’accresciuta incertezza che caratterizza il contesto economico si è riflessa “in un diffuso rinvio dei piani di investimento e, per le aziende più esposte ai rincari energetici, nella possibilità di sospensione parziale o totale dell’attività nei prossimi mesi” sottolinea ancora la Banca d’Italia. “Pur in assenza di segnali di deterioramento della qualità del credito, la percezione di un maggior rischio prospettico si sta traducendo in un irrigidimento dei criteri di offerta applicati dalle banche ai nuovi prestiti, che interrompe una lunga fase accomodante”. 

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