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CARO ENERGIA/1 I prezzi salgono ancora: il latte e il pane da record. Costretti a rinunciare a frutta, verdura e qualità: i costi del carrello

Oggi la conferma dell'Istat: il carrello della spesa, cioè dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, sono passati ufficialmente da +9,1% a +9,6%

Ventiquattro ore fa la consegna del latte ai bar e ai negozi - piccoli e grandi - in Umbria non è stata certamente indolore: era nell'aria, ma senza preavviso, ecco che il latte fresco è aumentato, dai 40 ai 60 centesimi. Di conseguenza aumenti per tutti i prodotti del settore latticini, anche le amate mozzarelle fresche e i formaggi nostrani (che ormai veleggiano sui 20 euro al chilo). Tre giorni prima, secondo lo studio dei consumatori, la casalinga o il single umbro si sono accorti di un ulteriore aumento del pane, ormai sui prezzi record. Due panini costavano 80 centesimi complessivamente, ora non bastano 1,20. Certe panificazioni neanche tanto particolari, neanche con grani rari o super-cereali, si attestano a 4 euro al chilo. Oggi la conferma dell'Istat: il carrello della spesa, cioè dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, sono passati ufficialmente da +9,1% a +9,6%.

Le bollette sono triplicate, il carrello della spesa aumenta, solo i carburanti in questo periodo sono stati calmierati ma restano alti. Gli stipendi invece non solo non crescono ma addirittura calano: tante le aziende che hanno messo in cassa integrazione operai e dipendenti che devono vivere ora con 700-800 euro al mese. Come fanno? Ne sanno qualcosa le caritas dell'Umbria: file di anziani e genitori con le bollette in mano e poi una volta consegnate accompagnati per la prima volta all'emporio caritatevole per un pacco di cibo per la famiglia. Questa è la verità. Questi sono i lavoratori poveri.

Non si arriva a fine mese con meno di 1500 euro - basta un prestito, un mutuo per la casa, un 1/5 dello stipendi impegnato per andare in crisi - e quindi per la prima volta dal dopo-guerra si è costretti a stringere la cinta persino per la spesa: il 20% di cittadini ha dichiarato di aver ridotto la qualità degli acquisti, costretto a orientarsi verso prodotti low cost per arrivare a fine mese. Un 20 per cento che rinuncia a prodotti che storicamente comprava regolarmente. In particolare frutta e verdura sono una ricchezza: consumi giù dell'11% in meno rispetto allo scorso anno.

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