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Domenica, 3 Luglio 2022
Economia

Fino ad oggi abbiamo lavorato soltanto per pagare le tasse: adesso scatta il “tax freedom day”

Il calcolo della Cgia di Mestre: il 7 giugno si “finiscono” di versare imposte e contributi e i lavoratori cominciano a guadagnare per sé stessi

Fino ad ora abbiamo lavorato per pagare le tasse. Da domani – o meglio, da martedì – scatta il “tax freedom day” e gli italiani, ovviamente in linea puramente teorica, “terminano” di versare le tasse e i contributi previdenziali allo Stato e cominciano a “guadagnare” per loro.

Il calcolo porta la firma dell’ufficio studi dell’associazione artigiani e piccole imprese Cgia di Mestre che spiega come “l’individuazione del giorno di liberazione fiscale altro non è che un puro esercizio teorico che serve a dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, l’eccesivo peso fiscale che grava sugli italiani. Un problema che emerge in misura altrettanto evidente anche quando ci confrontiamo con i nostri principali concorrenti. Tra i Paesi più importanti in Europa, infatti, nel 2021 solo la Francia ha registrato una pressione fiscale superiore alla nostra. Se a Parigi era al 47,2 per cento del Pil, a Berlino si è attestata al 42,5 per cento e a Madrid al 38,8 per cento. Da noi, invece, il peso fiscale ha raggiunto la soglia record del 43,5 per cento.

Rispetto al 2021, quest’anno l’appuntamento arriva un giorno prima. Dopo poco più di 5 mesi dall’inizio dell’anno, praticamente dopo 157 giorni lavorativi inclusi i sabati e le domeniche, il contribuente medio finisce di lavorare per assolvere tutti i versamenti fiscali dell’anno (Irpef, Imu, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, contributi previdenziali) e dal 7 giugno inizia a guadagnare per sé.

Osservando la serie storica, il “giorno di liberazione fiscale” più “precoce” è stato nel 2005. In quell’occasione, la pressione fiscale si attestò al 39 per cento e ai contribuenti italiani bastò raggiungere il 23 maggio (142 giorni lavorativi) per lasciarsi alle spalle tutte le scadenze fiscali. Osservando sempre il calendario, quello più in “ritardo”, come dicevamo più sopra, si è registrato nel 2021, giacché la pressione fiscale ha raggiunto il record storico del 43,5 per cento e, di conseguenza, il “giorno di liberazione fiscale” è scoccato l’8 giugno.

Tra i 27 Stati membri dell’Ue, l’Italia si è collocata al sesto posto in quanto a pressione fiscale, dietro a Danimarca (48,1 per cento), Francia (47,2 per cento), Belgio (44,9 per cento), Austria (43,8 per cento) e Svezia (43,7 per cento).

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