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Martedì, 25 Gennaio 2022
Economia

Ecco le città più attrattive dell’Umbria: qui il risparmio diventa investimento e posti di lavoro

Dossier di Mediacom043 sul rapporto tra impieghi bancari e depositi: sette comuni “virtuosi”, la situazione a Terni e nel resto della regione

Nonostante la dura recessione provocata dal Covid19 nel 2020 (il Pil italiano nei conti Istat è sceso del 9,1% rispetto all’anno precedente, con l’Umbria che, in attesa dei dati ufficiali dell’Istat, è data dalla Svimez con un calo dell’8,5%) e quindi un generale e forte rallentamento delle attività economiche, sono comunque sette (Bastia Umbria, Città della Pieve, Foligno, Giano dell’Umbria, Norcia, Passignano sul Trasimeno e Perugia) i comuni umbri che hanno dimostrato una capacità attrattiva e un certo dinamismo, con gli impieghi bancari che hanno superato i depositi.

Si tratta di quei municipi umbri in cui i prestiti a famiglie e imprese hanno superato il livello di risparmio liquido o ultraliquido (tali sono i depositi) esistente, attraendo risparmio supplementare dall’esterno per finanziare le attività economiche di famiglie e imprese. Nei restanti comuni umbri, invece, pur se a diversi livelli, il risparmio (che alcuni definiscono “ozioso” almeno nella misura in cui non viene utilizzato per erogare prestiti alle attività di famiglie e imprese) supera i prestiti, a dimostrazione di un minore dinamismo economico e quindi di una minore attrattività.

Il quadro emerge dai dati forniti per ciascun comune dalla Banca d’Italia ed elaborati da Mediacom043, agenzia di big data diretta da Giuseppe Castellini.

Tabella 1 I comuni più attrattivi in Umbria_compressed (1)-2

Come detto, la recessione da Covid19 ha presentato il suo conto pesante: nel 2019 i comuni umbri dove gli impieghi superavano i depositi erano 14, il doppio dei 7 del 2020. Ci sono poi comuni, come Terni, Todi ma anche Narni e Deruta dove, sempre nel 2020, lo sbilancio tra impieghi e depositi bancari è molto limitato.

Ovviamente, tutto si inquadra nel forte aumento dei depositi bancari che si registra da qualche anno in Italia e in Umbria e che è proseguito nel 2020 e 2021(ad agosto 2021 i depositi bancari di famiglie e imprese umbre sono saliti a 20,923 miliardi di euro). Una massa di denaro che in parte resta denaro ‘ozioso’, che non si trasforma in imprese e investimenti.

Quanto ai comuni umbri dove il risparmio liquido supera di molto gli impieghi (ossia il finanziamento delle attività economiche di famiglie e imprese) e quindi risultano meno attrattivi per investimenti e consumi, nel 2020 sono Magione, Spello, Panicale, Fabro, Castiglione del Lago, Orvieto e i cosiddetti ‘comuni riservati’, ossia il gruppo di quei municipi in cui operano meno di tre sportelli bancari. Per motivi di tutela del segreto statistico, Bankitalia oscura gli importi relativi a questi comuni, i cui dati vengono pertanto forniti solo in forma aggregata.

Alcuni spunti del rapporto

Intanto, come c’era da aspettarsi in un anno come il 2020, in tutti i comuni umbri il rapporto impieghi/depositi bancari è sceso, non per il calo degli impieghi (che sono anzi cresciuti da 13,01 a 13,31 miliardi di euro) ma per il netto incremento dei depositi (nel 2020 aumentati in Umbria del 13%, pari a +1,616 miliardi rispetto all’anno precedente) che ha portato i depositi bancari complessivi umbri a quota 14,046 miliardi di euro. E la tendenza prosegue anche nel 2021, nonostante i venti di ripresa, che dovrebbero aiutare nel dirigere una quota maggiore del risparmio verso le attività economiche: ad agosto 2021, infatti, la mole dei depositi bancari è arrivata in Italia a oltre 2mila miliardi di euro e a 20,923 miliardi in Umbria.

Così, se nel 2019 il rapporto impieghi/depositi in Umbria era di 104,7 (ossia, ogni 100 euro di depositi ce ne erano 104,7 di impieghi) nel 2020 il rapporto è sceso a 94,8. La flessione riguarda sia la provincia d Perugia, dove il rapporto impieghi/depositi è calato da 106,4 a 96,5, sia in maniera ancora più accentuata la provincia di Terni (da 98,2 a 88,3).

Ma, nonostante un calo così forte dell’indice, che evidenzia un’ulteriore spinta alla “bolla” dei depositi che si era già andata formando negli anni scorsi, come detto ci sono 7 comuni umbri dove gli impieghi continuano a superare i depositi bancari, ossia presentano un indice superiore a 100 nel rapporto impieghi/depositi. Comuni che, se pur ovviamente attenuata vista la pandemia, nel 2020 hanno mantenuta un’attrattività interessante, utilizzando tutto il risparmio liquido realizzato nel comune e attraendolo altro dall’esterno: in testa c’è Bastia Umbria (indice 133,7, ossia nel 2020 per ogni 100 euro di depositi ci sono 133,7 euro di impieghi), quindi Città della Pieve (128,4), Foligno (118,5), Giano dell’Umbria (117,5), Norcia (114,2), Passignano sul Trasimeno (105,6) e Perugia (101,7). Prossimi alla parità tra depositi e impieghi Terni (indice 99,5), Todi (98,3) e Narni (98,1). Sopra l’indice 90 (ossia gli impieghi verso famiglie e imprese sono inferiori fino al 10% del risparmio liquido esistente nel comune) anche Umbertide (indice 95,6), Spoleto (92,9) e Città di Castello (92,3).

In coda, i comuni economicamente meno attrattivi dell’Umbria sono Magione, fanalino di coda con indice 41,2, Spello (60,1), Panicale (66,8), Fabro (67,6), Castiglione del Lago (71,3) e Gubbio (73,5).

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