Il Coronavirus fa un “buco” nelle tasche dei ternani: a fine anno, reddito più basso di oltre duemila euro

Il dossier della Cgia di Mestre: le conseguenze del Covid faranno fare all’economia regionale un salto indietro di 32 anni. A Perugia la flessione del Pil sarà di 2.171 euro. La “mappa” della crisi in Italia

A causa del Covid, quest’anno ogni italiano perderà mediamente quasi 2.500 euro (precisamente 2.484) con punte di 3.456 euro a Firenze, di 3.603 a Bologna, di 3.645 a Modena, di 4.058 a Bolzano e addirittura di 5.575 euro a Milano. A stimare la contrazione del valore aggiunto per abitante a livello provinciale ci ha pensato l’ufficio studi della Associazione artigiani e piccole imprese Cgia che, inoltre, ha denunciato un altro dato particolarmente allarmante: anche se subirà una riduzione del Pil più contenuta rispetto a tutte le altre macro aree del Paese (- 9 per cento), il Sud vedrà scivolare il Pil allo stesso livello del 1989. In termini di ricchezza, pertanto, “retrocederà” di ben 31 anni. Su base regionale Molise, Campania e Calabria torneranno allo stesso livello di Pil reale conseguito nel 1988 (32 anni fa) e la Sicilia nientemeno che a quello del 1986 (34 anni orsono).

Gli artigiani mestrini tengono a precisare che i dati emersi in questa elaborazione sono sicuramente sottostimati. Aggiornati al 13 ottobre scorso, non tengono conto degli effetti economici negativi che deriveranno dagli ultimi Dpcm che sono stati introdotti in queste ultime due settimane.

Per quanto riguarda l’Umbria, il Covid farà fare all’economia regionale un salto indietro di 32 anni: se il Pil medio pro capite del 2019 era di 22.314 euro, questo valore scenderà nel 2020 a 20.165, con una variazione in negativo di 2.149 euro (-9,6%), poco di più di quella che viene indicata come la media nazionale (-2.484 euro, pari ad una flessione del 9,7%) che dunque riporterà il cuore verde d’Italia ai valori del 1988. Il report di Cgia stima per l’Italia un “salto” medio fino al 1998.

A livello provinciale, il “buco” di Terni sarà di 2.108 euro, risultato di un passaggio da 21.300 euro del 2019 a 19.192 del 2020 (-9,9%). Le statistiche indicano una situazione peggiore per Perugia che dovrebbe perdere 2.171 euro: il Pil previsto per il 2020 è di 20.498 euro a fronte dei 22.669 del 2019 (-9,6%). 

“Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti – dichiara il coordinatore dell’ufficio studi, Paolo Zabeo - rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale. Soprattutto nel Mezzogiorno, che è l’area del Paese più in difficoltà, c’è il pericolo che le organizzazioni criminali di stampo mafioso cavalchino questo disagio, traendone un grande vantaggio in termini di consenso. In questa fase di emergenza, pertanto, tutto ciò va assolutamente evitato, sostenendo con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio. Infatti, solo se riusciremo a mantenere in vita le aziende potremo difendere i posti di lavoro, altrimenti saremo chiamati ad affrontare mesi molto difficili”.

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