“Riapertura graduale e condizionata”, così l’Umbria si prepara ad uscire dal tunnel dell’emergenza Coronavirus

Lo studio di Regione, Università e Comitato tecnico-scientifico: focus sulla sicurezza nelle aziende e sulla possibilità di produrre mascherine, disinfettanti e antivirali. Il prefetto di Perugia: attenzione a usura e infiltrazioni mafiose

Una cosa è certa: la fase 2 sarà più difficile dell’emergenza sanitaria. Che, per inciso, è tutt’altro che superata. Però l’Umbria vuole giocare un ruolo di primo piano.  Vuole essere un “modello” in Italia e, perché no, nel resto del mondo. E allora Regione, Università di Perugia, comitato tecnico-scientifico, sindacati e associazioni di categoria si sono messi al lavoro per elaborare uno studio e fissare alcune “linee guida” che potranno essere utili al momento di riaccendere i motori e ripartire. Una luce, insomma, in fondo al tunnel dell’emergenza Coronavirus.

“Si tratta di uno studio approfondito, perché la fase 2 possa essere un momento di sicurezza e di ripartenza”. La governatrice Donatella Tesei presenta il dossier Umbria in una conferenza stampa a cui partecipano il rettore di UniPg, Maurizio Oliviero, il prefetto di Perugia, Claudio Sgaraglia, l’assessore alla sanità Luca Coletto e il direttore regionale di salute e welfare, Claudio Dario.

“Riaprire – sottolinea Tesei - comporterà la necessità di tenere a mente che ci possono essere degli aumenti di contagiosità e di contagiati. Ci stiamo preparando per affrontare questa evenienza”.

Evenienza che viene evocata più volte nella conferenza, quasi si tratta di una certezza che trova conferma nei numeri. DI fatto, l’80% degli umbri – almeno sulla carta – non si è ammalto di Covid19. E dunque, quella che potrebbe profilarsi, più che una ricaduta, potrebbe davvero essere una caduta. Contro la quale le armi ci sono: test rapidi, presidio del territorio, posti in terapia intensiva, realizzazione dell’ospedale da campo, dispositivi di sicurezza individuale, “non solo per il personale sanitario – ribadisce Tesei - ma per tutti”.

Per non farsi trovare impreparati è stato dunque elaborato “un lavoro di studio” per “arrivare alla proposta di un modello che avrà una rilevanza nazionale. Questo lavoro andrà alla Conferenza Stato-Regioni” con un punto fermo molto bene definito: “Tenere a mente la salute dei lavoratori e la salute pubblica”.

Tesei rinnova dunque l’invito a “tenere comportamenti disciplinati per evitare situazioni preoccupanti” aggiungendo che adesso lo sforzo si sta concentrando “sui dispositivi di sicurezza individuale”.

Dunque? Le linee guida parlano di screening per i dipendenti delle aziende, misurazione della temperatura, distanziamento. E ancora di modulazione dei turni di lavoro, meno persone in azienda e più giorni a settimana. Con una precisazione: “Saranno le aziende e le organizzazioni sindacali – ribadisce Tesei – ad entrare nel dettaglio dei provvedimenti da adottare. Noi forniamo delle indicazioni”.

Tutto questo, tenendo presente due elementi: “La responsabilità personale sarà molto importante. Gli umbri hanno dimostrato serietà nell’affrontare questa fase di chiusura. Serietà che sarà importante anche per questa fase 2”. E poi: “Il Governo – conclude la governatrice - sarà chiamato a darci direttive di carattere nazionale, con la possibilità di alcune differenziazioni sui piani regionali. La diversificazione potrebbe fare la differenza”.

“Siamo ancora in una fase di emergenza importante e nessuno può dirci quando potremmo uscirne. Noi dobbiamo iniziare a ragionare di come, da maggio, l’Umbria possa in maniera ordinata rimettere in moto il suo sistema. Non sappiamo cosa verrà domani con la fase 2, ma la fase 2 – è il ragionamento del rettore Oliviero - ci espone ad un potenziale aumento della contagiosità. Il punto principale è la tutela della salute. Dovremo affrontare le questioni legate alle dotazioni personali, ai reagenti. Non possiamo immaginare una fase 2 senza materiali protettivi. Contenimento del contagio. Non dobbiamo allentare l’attenzione”.
UniPg dunque segna il passo in trincea e rilancia: “Il nostro gruppo operativo di supporto (gos) lavora alla produzione dei reagenti per i tamponi e di alcuni tipi di mascherine, disinfettanti, antivirali ma abbiamo bisogno di acquisire materie prime”. Per questo sarà importante l’interlocuzione col Governo, per accorciare passaggi burocratici e possibilità di rifornimenti. Ma anche un continuo confronto col mondo produttivo umbro. Perché la crisi potrebbe anche essere l’opportunità di sviluppare una filiera produttiva agganciata alla gestione dell’emergenza. Insomma, la crisi potrebbe diventare un’opportunità.

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Opportunità da sfrutta, dunque. E da difendere. “La seconda fase sarà molto delicata”, spiega il prefetto Sgaraglia. E potrebbero affacciarsi sull’Umbria – così come è stato per la ricostruzione post 1997 – appetiti pericolosi. “Vigiliamo sul rischio di infiltrazioni mafiose e dell’usura”, dice il prefetto. Per evitare che il virus non diventi un cancro.

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