Il labirinto d'oro delle scartoffie: fra leggi e regolamenti, ogni impresa di Terni spende ottomila euro l’anno

Il peso della burocrazia sull’attività delle aziende: il conto è di quasi 200 milioni di euro. Lo studio della Cgia di Mestre: “Uno spaccato che fa rabbrividire”

In questi ultimi due mesi, il Governo ha approvato una dozzina di decreti, costituiti da oltre 170 pagine, per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. “Molti dei quali - segnala la Cgia, Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre - pressoché indecifrabili: come, ad esempio, il decreto liquidità che ha messo in grosse difficoltà le strutture operative sia delle banche sia del fondo di garanzia gestito dal Mediocredito centrale. A distanza di 10 giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale – rileva Cgia - nessuna impresa è ancora riuscita a ottenere un euro di prestito”. 

“Senza contare – rileva ancora Cgia - che da parecchie settimane commercialisti, consulenti del lavoro e associazioni di categoria sono letteralmente sommersi dalle telefonate degli imprenditori che non sanno se e come possono slittare il pagamento delle tasse, come ricorrere alla cassa integrazione, quando verrà erogata ai propri dipendenti o se possono tornare a operare”.

A fronte di questo labirinto, l’ufficio studi dell’associazione ha provato a stimare a livello provinciale e regionale a quanto ammonta il peso della burocrazia sulle imprese, calcolando l’incidenza del valore aggiunto sui 57,2 miliardi di euro di costo annuo elaborato dall’istituto maggiormente penalizzate quelle realtà territoriali dove è maggiore la concentrazione di attività economiche che producono ricchezza.

Per Terni, il costo che viene stimato da Cgia ammonta a 179 milioni di euro l’anno che, diviso per le circa 22mila imprese che hanno la loro sede sul territorio provinciale, dà il risultato di una spessa che annualmente si aggira attorno agli ottomila euro. Persi dietro alle scartoffie. Per l’Umbria, la stima complessiva di Cgia è di circa 733 milioni di euro.  

“In Italia si stima vi siano 160.000 norme, di cui 71.000 promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia – commenta Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia -  sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000. Tuttavia, la responsabilità di questa iper legiferazione è ascrivibile alla mancata abrogazione delle leggi concorrenti e al fatto che il nostro quadro normativo negli ultimi decenni ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di numerosi decreti attuativi. Questa procedura ha aumentato a dismisura la produzione normativa in Italia, gettando nello sconforto cittadini e imprese che ogni giorno sono chiamati a rispettarla”.

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La mappa disegnata da Cgia (“…uno spaccato che fa rabbrividire…”) dice che il conto complessivo pagato in Italia dalle aziende è di oltre 57 miliardi di euro. La provincia dove il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la pubblica amministrazione è superiore a tutte le altre è Milano con 5,77 miliardi di euro. Seguono Roma con 5,37, Torino con 2,43, Napoli con 1,97, Brescia con 1,39 e Bologna con 1,35 miliardi di euro. Le realtà imprenditoriali meno “soffocate” dalla burocrazia sono quelle di Enna (87 milioni di euro), Vibo Valentia (82 milioni) e Isernia (56 milioni di euro).

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