Crisi dell’acciaio, l’Europa: eccesso di produzione dalla Cina, siamo pronti a rivedere le regole

Il commissario Breton risponde a un’interrogazione di Tajani e Salini (FI): servono misure efficaci per proteggere l’industria siderurgica europea

L’Europa è pronta ad attivare nuove misure per “proteggere” l’industria siderurgica del Vecchio Continente. Lo ha detto Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno, rispondendo ad una interrogazione sulla situazione dell’acciaio in Europa, presentata dagli eurodeputati di Forza Italia, Antonio Tajani e Massimiliano Salini.

L’eccesso di capacità produttiva di acciaio al di fuori dell’Ue, in particolare in Cina – ha detto Breton nella sua risposta - è all’origine delle attuali distorsioni del mercato. La Commissione europea partecipa pertanto in maniera attiva anche al forum mondiale sull’eccesso di capacità produttiva di acciaio, istituito per ridurre tale eccesso e contrastare gli eventuali aiuti statali che contribuiscono alla sovracapacità”.

Il commissario ha poi ricostruito le azioni che finora sono state messe in campo parlando degli “strumenti di difesa commerciale per uniformare le condizioni di concorrenza dell’industria siderurgica” e delle misure antidumping e antisovvenzioni che hanno ridotto “in maniera significativa le importazioni oggetto di dumping e di sovvenzioni”.

“Nel 2018 la Commissione ha inoltre reagito al recente aumento delle importazioni di prodotti siderurgici, comprese quelle connesse alla diversione degli scambi derivante dalle misure statunitensi, istituendo misure di salvaguardia definitive necessarie a impedire un pregiudizio grave. Queste misure consistono in un contingente tariffario fissato al livello delle importazioni medie nel periodo 2015-2017 per ciascuna categoria di prodotti e in un dazio del 25% fuori contingente, applicabile solo in caso di superamento del livello del contingente. In questo modo, le importazioni possono continuare a livelli non pregiudizievoli. Queste misure sono state ampiamente sostenute dagli Stati membri e dalle industrie siderurgiche dell’Ue. Nell’estate del 2019, la Commissione ha concluso un’inchiesta di riesame di tali misure che ha portato alla riduzione del tasso annuo di liberalizzazione dal 5% al 3%. Gli adeguamenti delle misure sono entrati in vigore dal primo ottobre 2019”.

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Gli strumenti fino a qui adottati sembrano però non essere sufficienti a garantire la sopravvivenza dell’industria siderurgica europea. Per questo “la Commissione sta già considerando di avviare a breve un secondo riesame di tali misure per valutare se siano necessari ulteriori adeguamenti, nell’ambito del pertinente quadro giuridico, per garantire l’efficacia delle misure nel proteggere l’industria siderurgica dell’Ue. Tutte queste misure – è la conclusione dell’intervento di Breton - dovrebbero avere un effetto positivo sull’occupazione nel settore interessato. Occorre altresì ricordare che, sebbene la Commissione non intervenga nelle decisioni di gestione delle imprese private, il sostegno dell’Ue è disponibile in caso di esuberi, in particolare tramite il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e il Fondo sociale europeo, conformemente alle rispettive disposizioni normative”.

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