Confartigianato Terni scrive al sindaco: evitare la desertificazione delle imprese e lo spopolamento della città

Le proposte dell’associazione di categoria per uscire dal tunnel dell’emergenza Coronavirus: detassazione per le attività più colpite, risanamento ambientale e digitalizzazione urbana

Stiamo attraversando il momento più difficile della storia moderna della nostra comunità e sentiamo innanzitutto la necessità di esprimere a lei e tramite lei a tutta la cittadinanza ternana la nostra vicinanza come associazione di categoria provinciale che vive quotidianamente la realtà cittadina del capoluogo.

Sappiamo bene con quanto impegno personale lei vive il suo non facile ruolo di istituzione più vicina ai cittadini. I cittadini sono abituati a rivolgersi al sindaco per qualunque aspettativa e necessità, anche per quelle per le quali non ha né poteri, né competenze, né risorse, ma lei li ascolta lo stesso e questo non è inutile, perché genera fiducia. Noi pensiamo che si potrà ripartire solo dalla fiducia.

Come ha avuto modo di verificare sia lei che i membri della sua amministrazione, come associazione di categoria non abbiamo mai mancato di fornire un contributo di idee e di proposte, secondo le nostre competenze, perché riteniamo che questo si aspettino da noi i nostri associati, che rappresentiamo e intendiamo difendere sempre al meglio delle nostre possibilità e lo facciamo senza particolari timori o accortezze, perché noi siamo come i nostri associati e preferiamo di gran lunga concretezza e franchezza nei rapporti, anche a rischio di infrangere qualche formalismo.

Con questo spirito diamo anche la nostra disponibilità, nei limiti delle nostre risorse organizzative e competenze, a collaborare ad azioni o progetti per sollecitare le istituzioni regionali e nazionali, o sviluppare iniziative mirate ad imprimere ai nostri territori una spinta verso direttrici ponderate e possibili di sviluppo economico.

Siamo consapevoli che il bilancio del Comune non permette ampi spazi di manovra e che l’ente deve sottostare ai vincoli ulteriori provenienti dalla procedura di dissesto; questo è un fatto vero che però non può impedirci di porre in essere tutte le azioni possibili e apparentemente impossibili per difendere le imprese e il lavoro in un momento che segna una discriminante per il futuro della nostra comunità. In questo senso abbiamo apprezzato, e anche pubblicamente auspicato, la sua iniziativa di rivolgersi al Governo per porre il problema nazionale dei Comuni in dissesto che non possono trovarsi sotto l’effetto congiunto della crisi sanitaria, della crisi economica e del dissesto.

A livello europeo e nazionale stanno saltando tutte le certezze e le prassi che fino a ieri ritenevamo impossibili da modificare, e questo avviene per il superiore interesse alla difesa dell’esistenza delle imprese e alla ripartenza dell’economia. Non si può pensare che questo modo corretto di affrontare l’emergenza debba fermarsi ai livelli superiori senza raggiungere anche il livello comunale, quello più vicino alla vita reale.

Adesso più di prima è importante agire in favore dell’equilibrio dei bilanci dello Stato e degli enti pubblici, ma sta apparendo sempre più chiaro a tutti a livello nazionale che questo può avvenire nell’emergenza facendo anche il contrario di quello che siamo stati abituati a fare nella normalità. Fino a ieri bastava contenere le spese e fissare, di conseguenza, i livelli di fiscalità locale per perseguire l’equilibrio del bilancio, perché il gettito non rischiava crolli sostanziali; oggi invece la priorità sta nella difesa della base imponibile, che declinata a livello comunale significa evitare la chiusura delle imprese e l’emigrazione dei residenti, che sono fenomeni strettamente connessi.

Pertanto semplificare gli adempimenti, detassare del tutto le imprese almeno fino al 31 dicembre 2020 e alleggerire il più possibile il carico fiscale sui residenti è oggi il modo per difendere nel medio periodo l’equilibrio dei bilanci comunali; questa manovra può avere successo a condizione che tali interventi vengano adottati immediatamente, prima che si avvii il circolo vizioso dei processi di spopolamento e desertificazione economica.

Anche le semplici sospensioni dei pagamenti delle imposte comunali sono essenziali perché evitano l’impatto immediato sulle imprese, a patto che siano utilizzate per guadagnare il tempo necessario alle amministrazioni per aprire un confronto con il Governo e trasformarle quanto prima in detassazioni in via definitiva.

I settori più colpiti e più in pericolo sono quelli del turismo, degli eventi e dei pubblici esercizi perché stanno affrontando la evaporazione immediata dei ricavi a fronte della persistenza di tutti i costi, della perdita della stagione e delle prenotazioni. Inoltre, per ripartire evitando gli affollamenti saranno soggetti a restrizioni di utilizzo degli spazi interni ed esterni, che deprimono la loro economicità. Queste imprese tra normative non chiare, vere e proprie fake news sulle future misure sanitarie e assenza di liquidità stanno in questo momento calcolando se sarà possibile riaprire gli esercizi, oppure se conviene chiudere definitivamente subito le attività.

In questi casi anche la detassazione della Tari e dell’occupazione del suolo pubblico svolgono un ruolo importante. Per questo abbiamo già proposto all’assessore Fatale la completa detassazione della Tosap, proprio al fine di dare una possibilità di recuperare economicità aumentando lo spazio esterno e bilanciare la minore utilizzazione ai fini produttivi di quello interno. A questo proposito, non va sottovalutata per il Comune di Terni la assoluta necessità di un intervento di semplificazione e di fluidità della procedura di rilascio delle autorizzazioni all’occupazione del suolo pubblico, che oggi manca.

Turismo, eventi e pubblici esercizi sono settori che hanno tanta parte nell’economia del nostro territorio e che rischiano di scomparire. Terni vedrebbe scomparire con loro la prospettiva di sviluppo economico che molte volte abbiamo proposto e consiste nel guardare al “mercato romano” per eventi, spettacoli e residenzialità. Per queste imprese incentivi e detassazioni complete dovranno estendersi anche oltre il 31 dicembre 2020.

Anche le manifatture, soprattutto quelle artigianali, e la rete del piccolo commercio devono essere difesi e protetti per assicurare un futuro alle nostre comunità e mantenere buoni livelli di vivibilità dell’area urbana di Terni.

Per essi spesso diventa essenziale anche un altro aspetto sul quale può agire l’ente comunale e cioè la puntualità di pagamento dei propri fornitori. È il caso dei fornitori dell’Asm e delle librerie che sopportano il peso finanziario delle cedole librarie. In questo senso occorre considerare che il piccolo miglioramento delle finanze comunali che discende dal rinvio dei pagamenti alle imprese private che forniscono beni e servizi, oggi che le imprese stanno affrontando una crisi profondissima di liquidità, determina un grandissimo danno, che può essere sufficiente di per se stesso a obbligare alla chiusura delle attività.

Discorso a parte merita la tematica dei costi relativi agli immobili produttivi e commerciali che gravano sulle imprese sotto diverse forme. Anche tali costi dovranno scendere perché il bene immobile, sia per la crisi ulteriore che per la minore utilizzabilità degli spazi a seguito delle normative sanitarie, diventa meno adatto a contribuire all’utile di impresa. Quando gli immobili sono di proprietà dell’impresa i costi si presentano sotto forma di Imu e bisogna agire con le detassazioni. Quando tali immobili invece sono di proprietà di terzi e nella disponibilità dell’impresa in regime di locazione, è necessario un intervento immediato dei sindaci, anche solo di “moral suasion” tramite le associazioni dei proprietari di immobili. In questo momento molti imprenditori a Terni stanno contattando i proprietari degli immobili per proporre riduzioni dei canoni. Chiediamo al sindaco e alle associazioni di far comprendere ai proprietari di immobili che tale minore utilizzabilità del bene ai fini produttivi determinerà in ogni caso una riduzione dei canoni di affitto, che non potrà essere evitata con un semplice rifiuto. È interesse dei proprietari concedere delle riduzioni del canone per mantenere in vita l’impresa conduttrice dell’immobile, e di conseguenza mantenere in vita anche il contratto, perché in assenza di accordo il rapporto si interromperebbe e le leggi del mercato porterebbero ai medesimi risultati per i proprietari, i quali dovrebbero affrontare un periodo più o meno lungo con immobile sfitto, il sostenimento di probabili costi di sistemazione e riadattamento e, nei casi migliori, una nuova locazione a canoni comunque inferiori a quelli precedenti.

Una volta superata, con le indispensabili detassazioni, la fase dell’impatto della crisi difendendo le imprese e l’occupazione, occorre essere preparati per la fase successiva di rilancio dell’economia del territorio.

Occorrerà indirizzare le risorse pubbliche che il Governo e la Regione metteranno finalmente a disposizione in modo concreto verso direttrici utili. Occorrerà allo stesso tempo dare un motivo valido ai detentori di risorse private sul territorio per sostenere le iniziative. Questo è possibile solo con idee chiare e instaurando con i privati un rapporto di reciproca fiducia.

Da dove ripartire?

Confartigianato Terni intende ripartire da quattro aspetti:

  1. SENSO DI COMUNITA’

Solo le comunità più unite e più convinte di dover fare squadra a difesa delle imprese e del lavoro possono trovare le motivazioni positive per rispondere alla crisi. Non è mai inutile sottolineare che le imprese regolari sono un valore per tutti; in questo senso anche una politica di contrasto all’abusivismo condivisa e interiorizzata dalle Istituzioni e dai cittadini, può aiutare adesso a mantenere in vita le imprese sane, ed evitare che la crisi generi abusivismo e lavoro irregolare.

  1. VOGLIA DI FARE IMPRESA

L’economia locale non può risollevarsi senza gli imprenditori. Occorre creare le condizioni per le quali gli imprenditori attuali decidano di continuare a impegnarsi per tenere in vita le loro imprese e le nuove generazioni scelgano un progetto di vita incentrato sul lavoro autonomo e sull’impresa nel proprio territorio, senza questo le comunità locali perderebbero gran parte della propria vivibilità.

  1. VOCAZIONI DEL NOSTRO TERRITORIO

Competenze, propensione al lavoro, tradizione industriale ed artigianale, servizi commerciali di buona qualità, facilità di collegamento con Roma, buona dotazione di servizi alle imprese e ai cittadini, area urbana compatta e pianeggiante, qualità della vita medio-alta sono le caratteristiche che determinano la cultura e la forza del territorio ternano. Possiamo valorizzarle e metterle a sistema con una forte scelta di risanamento ambientale, digitalizzazione urbana, riorganizzazione dei flussi di persone e merci preferendo la mobilità elettrica e ciclopedonale. Tutto questo può attivare le risorse dei privati e rendere la città di Terni come una sede privilegiata di attività economiche e sociali su più alti livelli di sicurezza epidemiologica rispetto ai territori vicini del centro Italia, può rendere possibili programmi di nuova residenzialità e costruire in questo modo la via d’uscita dalla crisi.

  1. PREVISIONE DELLE TENDENZE FUTURE

La crisi sanitaria nei prossimi mesi modificherà anche le preferenze dei consumatori accelerando tendenze già in atto o affermandone di nuove. Per citarne alcune possiamo evidenziare la diffusione dello smart working e dell’e-learning, la preferenza di insediamenti con minore affollamento e maggiore spazio disponibile pro capite, la disponibilità di strutture e servizi sanitari all’avanguardia, la minore burocrazia e canoni amichevoli di relazione. In tutte queste tendenze possiamo trovare delle opportunità per la città di Terni, se solo decidiamo di non subirle, ma di anticiparle.

In altre parole di fronte a questa crisi possiamo chiuderci nelle nostre rispettive competenze, possiamo continuare a rispondere ai problemi con nuovi adempimenti oppure possiamo cercare le soluzioni, sviluppare una collaborazione positiva in grado di finalizzare le risorse disponibili e focalizzare le richieste del territorio verso la Regione e il Governo su infrastrutture digitali, semplificazione amministrativa, detassazione, aumento dell’attrattività del territorio ai fini delle attività d’impresa, promozione dei nostri punti di forza, focalizzazione sull’eccellenza.

Rinviare la difesa delle imprese e questi investimenti sopra elencati con la motivazione della crisi, significa perdere la partita prima di iniziare a giocarla.

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*presidente di Confartigianato Terni
**direttore di Confartigianato Terni

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