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Il virus ha spazzato via il lavoro dei giovani: in Umbria 6.600 under 35 hanno perso il posto

Il dossier elaborato da Agenzia Umbria Ricerche: nella regione per ogni 10 occupati in meno, 8 sono giovani con pesanti ripercussioni sui tassi di occupazione, sia maschile che femminile

“La pandemia, che da un punto di vista sanitario ha penalizzato segnatamente gli anziani, sul fronte economico-lavorativo si è abbattuta soprattutto sulle giovani generazioni. In Umbria hanno perso lavoro 6.600 giovani con meno di 35 anni – equamente ripartiti tra maschi e femmine – all’incirca tanti quanti ne sono aumentati nel frattempo tra i Neet nella stessa fascia d’età (+25% in Umbria a fronte del 5% dell’Italia). Il dato è allarmante: la diminuzione di occupati under 35 in Umbria ha superato quella degli occupati totali. In particolare, le giovani lavoratrici che hanno perso lavoro hanno superato di un quinto il calo occupazionale registrato tra le donne complessivamente”.

Elisabetta Tondini, economista di Agenzia Umbria Ricerche, ha elaborato i dati diffusi a marzo dall’Istat relativi all’andamento del mercato del lavoro nel 2020, l’anno segnato inesorabilmente dall’emergenza Coronavirus che “si è riversata sul mondo del lavoro con ripercussioni disomogenee per territorio, settore e categorie sociali, per un impatto complessivamente negativo su livelli occupazionali e intensità lavorativa. A pagare le conseguenze sono stati i giovani, i contratti a termine e di apprendistato, i livelli di istruzione più bassi, le attività considerate non essenziali, con effetti asimmetrici assai rilevanti per caratteri ed entità”.

“Il 2020 è stato segnato, in Italia e anche in Umbria, da un forte calo dell’occupazione dipendente a tempo determinato e del lavoro part time – non sufficientemente bilanciati dal lieve aumento di dipendenti a tempo indeterminato – e da una drastica contrazione della componente giovanile. C’era da aspettarselo: a essere tagliate fuori dal mercato sono state le forme contrattuali – e con esse le categorie sociali – più vulnerabili”.

Tondini rileva dunque che gli occupati in Umbria sono complessivamente passati dai 363mila del 2019 ai 356.400 del 2020, per un dato che restituisce comunque “un quadro della situazione parzialmente distorto sia in termini produttivi, perché le ore lavorate sono diminuite molto più degli occupati – visti l’ampio ricorso alla cassa integrazione guadagni e le assenze dal lavoro per interruzioni varie – con una conseguente minore generazione di reddito, sia anche di equilibrio del mercato, considerato che il blocco dei licenziamenti ha falsato naturalmente la reale domanda di lavoro”. Per questo, l’analisi dell’economista di Aur, seppure dura, rischia di sottostimare “la reale portata dei contraccolpi sul mercato generati dall’ondata pandemica ancora in atto”.

Contraccolpi che si sono abbattuti con particolare violenza sulle fasce d’età più basse. L’emorragia tra i 25-34enni ha infatti “superato le 5mila unità, un po’ più donne che uomini, per un tasso di caduta praticamente doppio rispetto a quello nazionale: per ogni 10 occupati in meno, in Umbria 8 sono giovani di questa età (meno di 4 in Italia), con pesanti ripercussioni sui tassi di occupazione, sia maschile che femminile. In questo caso, il calo delle occupate totali eguaglia quello subito dalle 25-34enni”.

L’emorragia del lavoro femminile è stata poi “estremamente selettiva: molto forte tra le giovani, più di quanto occorso tra i coetanei regionali e le coetanee nazionali, ha risparmiato invece le donne più mature. Infatti – spiega Tondini - la fascia centrale dei 35-54enni, segnata a livello nazionale da tassi di caduta femminili più elevati della media, vede una decurtazione (di 4mila unità) quasi tutta al maschile. Da questo punto di vista, si può pensare che l’impiego pubblico – che nella regione presenta un grado di femminilizzazione superiore a quello nazionale (61% contro 58% nel 2019) – possa aver contribuito a tamponare la crisi del mercato lavorativo laddove più presente”.

Il virus ha spazzato dunque via il lavoro dei giovani, “risparmiando” dipendenti pubblici e lavoratori più anziani: in particolare gli ultra 64enni che, calati in Italia, in Umbria hanno guadagnato oltre mille occupati, quasi tutte donne.

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