Vertenza Sangemini, il piano di Ami: riparte la produzione, ma al 60%. Caccia a nuovi soci

Tavolo di confronto con azienda, ministero dello sviluppo economico, sindacati e Regioni. Chiesta la cassa integrazione, nuovo piano industriale entro quattro mesi

Da lunedì 16 marzo le linee produttive dello stabilimento Sangemini torneranno a funzionare. Con un volume pari al 60% del totale, per una ripresa che – entro 120 giorni – sarà parte integrante del nuovo piano industriale che Acque minerali d’Italia intende preparare – e presentare – nell’arco dei prossimi quattro mesi.

Per i lavoratori che non saranno chiamati in fabbrica, scatteranno gli ammortizzatori sociali, anche se c’è ancora da capire attraverso quale forma, anche in base alle disposizioni che il Governo emanerà nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. Inoltre, il gruppo Ami sta avviando trattative con altri partner che potrebbero essere interessati ad entrare in società e dunque ad immettere nelle casse del gruppo (il terzo in Italia nella produzione di acque minerali, con oltre 400 dipendenti) risorse fresche in grado di risolvere i problemi di liquidità che hanno innescato l’ultima crisi aziendale.

Sono questi gli elementi cruciali disegnali sul tavolo (virtuale) di confronto, attorno al quale si sono ritrovati azienda, sindacati, funzionari del ministero dello sviluppo economico e rappresentanti delle Regioni in cui si trovano gli impianti produttivi di Ami (oltre all’Umbria, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, assente la Basilicata).

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Durante l’incontro l’azienda ha dato rassicurazioni che entro 120 giorni presenterà un piano industriale, per riposizionarsi sul mercato e per il mantenimento del parco clienti, realizzando anche un nuovo riassetto organizzativo. Dal 16 marzo riparte la produzione al 60%. Intanto verrà richiesta l’attivazione della cassa integrazione, partendo da quella in deroga per effetti dell’emergenza Coronavirus. Sono in corso anche trattative di partner che potrebbero essere interessati ad entrare in società.

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