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Domenica, 3 Luglio 2022
Economia

Inflazione e rincari energetici, in Umbria metallurgia il settore più colpito: gli scenari

Secondo i dati dell’agenzie regionale Aur, per le aziende l’incidenza dei costi per l’energia sarà doppia rispetto al periodo pre pandemia: +8.3 per cento

L’inflazione e il rincaro dei costi dell’energia incidono anche in Umbria, con il settore più colpito che al momento risulta quello metallurgico. E’ quanto emerge dall’ultimo studio dell’agenzia regionale Aur, che ha presentato i dati economici sul territorio. L’attenzione in particolare è per il periodo attuale, fortemente condizionato dall’aumento dei costi dell’energia, anche a causa del conflitto ucraino.    

A inizio marzo il prezzo del gas ha raggiunto i 227 euro per mwh (era 72 alla vigilia del conflitto, 20 a gennaio 2021 e 9 euro a febbraio 2020). Inoltre, il costo del petrolio è salito a 133 dollari al barile, prima di rientrare leggermente (era 99 prima del conflitto e 55 a febbraio 2020). A livello nazionale, la crescita dei prezzi ha colpito in maniera più diretta e consistente i settori manifatturieri, mentre più contenuti, al momento, sono stati i rialzi nel settore terziario, con l’eccezione delle fiammate particolarmente elevate nei trasporti.

Gli scenari

“Per l’Umbria – scrive l’Aur - l’incidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione (a parità delle voci di costo non energetiche) si stima che passerà dal 4,8% del periodo pre-pandemico all’8,3% dell’anno in corso, per un aumento del 73% (a fronte del 77% nazionale). Per il settore metallurgico, quello più energivoro, si prevede che tale incidenza sarà più che doppia. Ci si attende che, dopo aver assottigliato nel breve periodo la riserva di potere d’acquisto dei risparmi aggiuntivi accumulati nell’ultimo periodo, l’inflazione comporterà conseguenze negative su redditi e consumi, sulla domanda aggregata e anche, potenzialmente, sulla competitività delle imprese nei settori più esposti. L’entità di questo impatto dipenderà dall’intensità e dalla rapidità con cui gli impulsi si trasmetteranno sui prezzi finali”. Gli scenari futuri parlano del rischio di una spirale prezzi-salari, con conseguenze tendenzialmente recessive: riduzione dei consumi, contrazione della propensione al risparmio delle famiglie, peggioramento dell’occupazione.

Le possibili criticità per le produzioni umbre

“La crisi in corso, pur correndo trasversalmente tra i settori, è prima di tutto una crisi dell’industria, più che dei servizi, e in questo la regione si trova un po’ più svantaggiata dell’Italia visto che l’industria in senso stretto pesa per il 20,8% del valore aggiunto regionale (19,7% in Italia). La produzione manifatturiera umbra è fortemente dipendente dai collegamenti con le economie esterne, soprattutto delle altre regioni italiane: le risorse manifatturiere disponibili, destinate cioè ai settori produttivi o al soddisfacimento della domanda finale, solo per la metà sono costituite dall’output prodotto entro la regione, in quanto l’altra metà è importata dall’esterno (due terzi dalle altre regioni e un terzo dal resto del mondo). Ma c’è dell’altro: la forte concentrazione nei segmenti intermedi della filiera produttiva rende il microcosmo manifatturiero umbro particolarmente vulnerabile in quanto parte integrante di un sistema di relazioni produttive e commerciali globali fortemente interconnesse”.

La metallurgia è probabilmente il settore su cui si stanno concentrando le maggiori criticità, perché agli aumenti dei prezzi d’acquisto dell’acciaio si aggiungono le difficoltà di approvvigionamento. Si tratta di un settore relativamente più presente in Umbria rispetto alla media nazionale (3,2% il valore aggiunto generato contro il 2,6% italiano), che spicca tra l’altro per la maggiore dipendenza approvvigionativa dall’esterno (insieme al comparto della moda): le risorse intermedie che servono alla sua produzione sono per il 78% acquistate da fuori regione (il 51% dalle altre regioni d’Italia e il 27% dall’estero).

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