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Economia

Lavoro, Terni va in retromarcia: persi oltre duemila occupati negli ultimi quattro anni

Record positivo per l’Italia e ottime prospettive per il 2025, ma il Ternano è in controtendenza: l’analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre

A leggere le prime righe dell’ultimo dossier elaborato dall’ufficio studi dell’Associazione di artigiani e piccole imprese Cgia di Mestre ci sarebbe da essere più che soddisfatti. Scorrendo dati, numeri e tabelle, la realtà che emerge è invece un’altra. Perché le cifre certificano il “momento particolarmente positivo per il mercato del lavoro in Italia” ma dimostrano anche che Terni va in retromarcia.

Nel 2023, infatti, la platea degli occupati in Italia ha toccato i 23,6 milioni di unità, 471mila in più rispetto al periodo pre-Covid, di cui 213mila hanno interessato il Mezzogiorno che è stata la ripartizione geografica che ha registrato l’incremento percentuale più elevato del Paese (+3,5 per cento). Le previsioni, inoltre, ci dicono che lo stock complessivo degli occupati è destinato a crescere ulteriormente, sfiorando i 24 milioni di addetti entro il 2025.

“Sempre l’anno scorso – continua Cgia - abbiamo raggiunto una incidenza dell’84 per cento di coloro che hanno un contratto di lavoro a tempo in determinato (15,57 milioni su 18,54 milioni) sul totale dei lavoratori dipendenti. Se confrontiamo il numero di lavoratori dipendenti del 2023 con il posto fisso sempre con lo stesso dato del periodo pre-pandemico, l’aumento è stato di 742 mila unità (+5 per cento). Infine, il numero dei lavoratori altamente specializzati/qualificati è aumentato nell’ultimo anno del 5,8 per cento (+464 mila), pari al 96,5 per cento dei nuovi posti di lavoro creati nel 2023; mentre rispetto al 2019 la variazione rimane positiva (+2,3 per cento), ma più contenuta rispetto all’anno precedente (+192 mila) con una incidenza del 40,7 per cento sui nuovi posti di lavoro creati in questo ultimo quadriennio”.

Certo, non è tutto oro quello che luccica: “Nonostante possiamo contare su questi risultati così significativamente importanti, permangono ancora delle criticità che fatichiamo a superare. La principale rimane il basso tasso di occupazione; tra i 20 Paesi dell’area euro, l’Italia è fanalino di coda con un misero 61,5 per cento, contro una media dell’Eurozona del 70,1 per cento. Non va trascurato nemmeno il trend registrato dai lavoratori autonomi: rispetto al 2019 sono scesi di 223mila unità (-4,2 per cento), nonostante nell’ultimo anno ci sia stato un leggero segnale di ripresa pari +62mila unità (+1,3 per cento)”.

E dunque, restando nella zona d’ombra, ecco la situazione del Ternano. Gli occupati in provincia di Terni erano 85.500 nel 2019, poi scesi a 83mila nel 2022 e risaliti a 83.300 nel 2023. Questo colloca il ternano nella parte “bassa” della classifica stilata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre e in particolare in quella zona della graduatoria in “negativo”. Mentre infatti la media nazionale dice che negli ultimi cinque anni, il segno accanto ai numeri dell’occupazione è quello del “più” (+2 per cento in media) per una trentina di capoluoghi italiani così non è stato e tra questi rientra, appunto, anche Terni. Che, di fatto, dal 2019 al 2023 ha perso poco più di duemila occupati pari a una percentuale del -2,5 per cento. Un dato abbastanza negativo, anche se una piccola consolazione c’è: una decina di territori hanno fatto peggio. Si tratta, soprattutto, di aree del sud del Paese, anche se il risultato peggiore è stato segnato dalla provincia di Fermo con un -7,9 per cento di occupati in meno nell’ultimo quadriennio.

La performance di Terni è - evidentemente - anche la peggiore a livello regionale visto che in generale l’Umbria guadagna 4mila occupati dal 2019 al 2023, passando da 358 a 362mila (+0,9 per cento) trainata dai dati del comprensorio di Perugia: da 272.800 a 278.200 occupati nel periodo analizzato, pari al +2 per cento.

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