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Domenica, 29 Gennaio 2023
Economia

Caro vita e crisi, famiglie ternane con i conti in rosso: “Rischio usura”

Quasi due miliardi di euro di debiti a Terni, Perugia sta anche peggio: l’analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre

Cresce il debito delle famiglie italiane. Al 31 dicembre 2021 ammontava complessivamente a 574,8 miliardi di euro (+21,9 miliardi rispetto a un anno prima). L’importo medio per nucleo famigliare era di 22.237 euro; se confrontato con il dato di 12 mesi prima, la variazione è stata positiva e pari a 851 euro.

La fotografia arriva dall’ufficio studi della Cgia, Associazione di artigiani e piccole imprese di Mestre, che lancia un allarme legato “non tanto” a “ciò che si è in grado di misurare”, ma a “quello che non si riesce nemmeno a intravedere, come, ad esempio, il rischio usura”.

La situazione in Italia

Le famiglie più in “rosso” sono quelle della provincia di Milano, con un debito medio di 33.523 euro; al secondo posto scorgiamo quelle di Monza-Brianza, con 31.547 euro e al terzo posto le residenti a Bolzano, con 30.643 euro. Appena fuori dal podio notiamo quelle di Roma, con un debito medio che ammonta a 30.441 euro, quelle di Como, con 29.564 euro e quelle di Prato con 29.310 euro. Tra le meno esposte, invece, segnaliamo le famiglie residenti nella provincia di Reggio Calabria, con un’esposizione di 10.712 euro, quelle di Agrigento, con un debito di 10.185 euro e quelle di Vibo Valentia, con 9.964 euro. Infine, le famiglie meno indebitate d’Italia si trovano a Enna, con un “rosso” pari a 9.468 euro.

Così in Umbria

Scendendo nel dettaglio, il monte debiti delle famiglie ternane è passato da 1.804 milioni di euro del 2019 a 1.874 milioni del 2021 per un incremento percentuale del +3,9% e una esposizione media per famiglia di 18.333 euro. Numeri che valgono il 64esimo posto in classifica. Perugia si trova invece al 49esimo posto: i debiti sono passati da 5.535 milioni del 2019 5.716 milioni del 2021 per un incremento del 4,5% e una esposizione media per famiglia di 20.229 euro. A livello regionale, i debiti delle famiglie dell'Umbria ammontano a 7.590 milioni di euro nel 2021 (+3,4% a fronte di una media nazionale del +5,4%) per una esposizione media a famiglia di 19.924 euro.

Le ragioni

Diverse le cause che contribuiscono al rosso dei conti delle famiglie e che potrebbero subire ulteriori stress dagli “effetti negativi del caro vita e del caro bollette” che sono comunque “esplosi solo dopo l’inizio di quest’anno”. Va “segnalato che le aree provinciali più indebitate – dice la Cgia - sono anche quelle che presentano i livelli di reddito più elevati. Sicuramente in queste realtà, tra gli indebitati, ci sono anche nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, le forti esposizioni bancarie di questi territori potrebbero essere legate ai significativi investimenti avvenuti negli anni scorsi nel settore immobiliare che, ovviamente, sono riconducibili a famiglie benestanti”.

“Altra cosa, invece, è interpretare i dati del Mezzogiorno; benché in termini assoluti la situazione sia meno critica che nel resto del Paese, il peso dell’indebitamento delle famiglie più povere è sicuramente maggiore che altrove. Va altresì ricordato che la maggiore incidenza del debito sul reddito si registra nelle famiglie economicamente più deboli, ovvero in quelle a rischio povertà ed esclusione sociale. I dati dell’Istat ci dicono, inoltre, che le crisi che si sono succedute dal 2008 in poi hanno aumentato il numero dei nuclei familiari in difficoltà economica, visto che gli effetti di questi choc economici hanno aumentato il divario tra poveri e ricchi”.

“L’aumento esponenziale dei prezzi, il caro carburante e quello delle bollette energetiche potrebbero peggiorare notevolmente la situazione economica di tantissime famiglie italiane. Segnaliamo, in particolar modo – è ancora l’ufficio studi - che molti artigiani, piccoli commercianti e partite Iva stanno pagando due volte lo straordinario aumento registrato in questi ultimi 6 mesi dalle bollette di luce e gas. La prima come utenti domestici e la seconda come piccoli imprenditori per riscaldare e illuminare le proprie botteghe e negozi. Una situazione che per molte attività sta diventando impossibile da sostenere”.

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