Azienda fa la “guerra” a chi è iscritto al sindacato, lavoratori in sciopero: è in ballo la nostra dignità

La denuncia della Filt Cgil dell’Umbria: ecco cosa succede in due ditte di autostrasporto di Narni. Rampiconi: mettere fine a queste discriminazioni incomprensibili

Lavoratori con lo stesso contratto, le stesse mansioni, addirittura con più esperienza dei colleghi, ma con un’unica “pecca” che, a quanto pare, fa la differenza: essere iscritti al sindacato. È la storia degli autisti di due piccole ditte di autotrasporto di Narni, che da ieri, 15 luglio, sono in sciopero per 48 ore per denunciare quella che ritengono una “grave ingiustizia” dopo molti anni di lavoro in azienda.

A denunciare la situazione, in una conferenza stampa organizzata presso la Cgil di Terni, sono gli stessi lavoratori “discriminati”, sostenuti dalla Filt Cgil, il loro sindacato, che ha anche presentato una diffida ufficiale all’azienda, ex articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, denunciando comportamenti “diretti a limitare o impedire l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale”.

In gioco qui non c’è solo una questione di salario, che pure esiste – ha spiegato Alessandro Rampiconi, segretario della Filt Cgil dell’Umbria – Siamo di fronte al paradosso di un’impresa che investe e spende risorse per indebolire i lavoratori e il sindacato, facendo operazioni societarie di spacchettamento delle quali non si comprende l’utilità, visti i numeri assolutamente esigui dei dipendenti: parliamo di un consorzio formalmente composto da sei aziende per un totale di 20 dipendenti. L’unica spiegazione che ci diamo – ha concluso Rampiconi – è appunto la volontà di fare figli e figliastri, con i figliastri che, guarda caso, sono gli iscritti al sindacato”.

Gli stessi lavoratori hanno raccontato di un mutamento drastico della situazione che ha coinciso proprio con l’iscrizione al sindacato: “Da quel momento - hanno raccontato tre di loro - sono cominciate le trasferte meno remunerative” con un “danno” che calcolano è di circa 500 euro al mese, “siamo stati messi in ferie molto più spesso degli altri, così come in cassa integrazione, e abbiamo cominciato a ricevere continue lettere di rischiamo, cosa mai successa prima. Per non parlare della totale mancanza di preavviso sulle destinazioni, che ci rende impossibile pianificare qualsiasi cosa, persino un appuntamento dal dentista”.

Ma uno degli episodi che ha fatto traboccare il vaso è stato il trattamento riservato ad un lavoratore che, entrato in sciopero mentre si trovava a Ferrara, alla scadenza dell’orario di lavoro non è stato riaccompagnato come di norma a Terni, ma è stato lasciato solo, fuori dal piazzale aziendale, costretto a raggiungere la stazione ferroviaria e rientrare a Terni a spese proprie.

Questi lavoratori sono in sciopero per chiedere dignità – ha concluso Rampiconi – e la nostra organizzazione intende sostenere la loro battaglia con ogni mezzo, anche legale. Abbiamo già presentato una diffida ufficiale all’azienda, peraltro iscritta a Confindustria, attraverso il nostro ufficio vertenze. Ora chiediamo di mettere fine a queste discriminazioni incomprensibili. Nella stragrande maggioranza delle aziende del settore, grazie a corrette relazioni sindacali e alla responsabilità dei lavoratori, si sta facendo faticosamente fronte alla crisi. Qui invece si sperperano risorse per frammentare ed indebolire il lavoro”.

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